Amici Animali: il piacere di sentirli protetti

– Della Dot.ssa Sara Riganelli –

Con l’arrivo della primavera, il clima mite invoglia noi e i nostri amici animali a passare più tempo all’aria aperta. Per proteggere loro (e noi stessi) dall’ “attacco” dei principali parassiti ambientali (pulci, zecche, zanzare, flebotomi anche detti “pappataci”; acari, pidocchi) è perciò importante utilizzare gli antiparassitari che combattono e prevengono le infestazioni e le malattie di cui possono essere vettori. In commercio esiste una vasta gamma di prodotti: spot-on, compresse, collari, spray; ognuno di essi va scelto in base alle caratterimg238.jpgistiche ambientali in cui vive il soggetto, al soggetto stesso (ciascun individuo ha una sua personale tollerabilità e non tutti i prodotti agiscono allo stesso modo e con la stessa efficacia su soggetti diversi) e anche in funzione della stagione. Infatti, se fino a qualche anno fa il periodo dell’anno più a rischio per i parassiti era confinato a quello primaverile/ estivo, oggi vediamo sempre più la presenza di infestazioni anche in autunno inoltrato ed inverno; a causa di questo fenomeno la carica parassitaria ambientale si mantiene elevata e con essa aumenta anche il rischio di trasmissione delle malattie, alcune delle quali potenzialmente pericolose anche per l’uomo (malattie zoonosiche; es. leishmaniosi, haemobartonellosi, rickettsiosi…).

In primavera ed estate l’utilizzo di frodotti anti-feeding, nello specifico per gli insetti volanti (zanzare e flebotomi), ci permettere di prevenire due malattie molto pericolose principalmente per il cane: la filariosi e la leishmaniosi.

La prima è trasmessa dalla zanzara (ambienti umidi; larve acquatiche) ed è una verminosi con un ciclo prettamente ematico (forme larvali circolanti e forme adulte a localizzazione cardiaca); se nel passato geograficamente era diffusa nel nord Italia e in centro fino alla Toscana, oggi vediamo un aumento di casi anche alle nostre latitudini. Per prevenire questa patologia, però, abbiamo dei prodotti sempre più sicuri ed efficaci al 100%; è sufficiente testare il nostro animale con un semplice esame di sangue e ,se negativo, optare per una profilassi mensile, nel periodo di azione dei vettori utilizzando formulazioni in compresse o spot-on, oppure annuale, mediante un’iniezione long-acting, sempre associata all’uso di prodotti repellenti.

La leishmaniosi è una malattia protozoaria a carico di alcune cellule del sangue e del sistema emopoietico, principalmente trasmessa dai flebotomi (ambienti secchi; larve terricole) e in misura minore per via sessuale, verticale o trasfusionale. Nonostante circoli già da diversi anni, è considerata una patologia emergente, grande oggetto di studio in quanto zoonosi. La diffusione, dal sud Italia, si sta velocemente spostando fino alle Prealpi per l’adattamento dei vettori che, geograficamente parlando, mantengono alta la prevalenza della malattia in alcune zone all’interno di areali più vasti a minor circolazione (diffusione a macchia di leopardo); purtoppo ad oggi, per questa patologia non c’è una profilassi efficace al 100%, ma una lotta combinata per la riduzione del rischio di trasmissione che prevede l’utilizzo di diverse strategie, da sole o in combimnazione, a seconda del consiglio del vostro veterinario: vaccino, prodotti immunostimolanti, antiparassitari (sull’animale e per l’ambiente). La diagnosi, poichè la sintomatologia è assai diversa da soggetto a soggetto, si basa anch’essa su un test ematico; il cane negativo può effettuare la vaccinazione ed essere ritestato dopo un anno (a meno che non compaiano sintomi); nel cane positivo vanno effettuate ulteriori indagini diagnostiche e scelta la terapia opportuna, consapevoli che la negativizzazione non avviene quasi mai e il soggetto rimane dunque un serbatoio da tenere sotto controllo tutto l’anno.

Il consiglio, perciò, è quello di scegliere, insieme al vostro medico veterinario di fiducia, il prodotto più adeguato per ciascun individuo e per ogni stagione.

I colori e gli stati d’animo, un arcobaleno di emozioni

– Di Daniele Sborzacchi / Direttore Responsabile de “Lo speziale”

È ormai da anni dimostrato come i colori influenzino notevolmente i nostri stati d’animo, come il cervello interpreti ogni sottile mutamento di sensazioni e ci porti a vivere in maniera emozionante ogni piccolo passo della nostra vita.

Per questo il risveglio di luce e tonalità che arriva con la primavera ha su di noi un effetto benefico e stimolante. Non perché l’inverno non ci abbia appagato con il suo abbraccio fresco e significativo; ma il senso di intensità di luce e bagliori derivante dall’avvicinarsi della bella stagione è e resta da sempre un appuntamento molto atteso.

Fra stati d’animo e colori esistono delle profonde correlazioni, a livello inconscio e psicologico, a cui tanti studiosi abbinano precise corrispondenze di carattere energetico. E per questo l’influsso di luce e di calore scuote mente e corpo con vibrazioni positive e stimolanti. Nel corso degli anni si è arrivati anche a diverse analisi di meditazione cromatica, ovvero la maniera per cercare di capire e tradurre concretamente se e quando un’azione intrapresa possa avere come riferimento un colore. Molto spesso la riflessione è abbinata a tinte scure come verde e blu, l’azione in maniera più ricorrente ai cosiddetti colori caldi che possono essere rosso, giallo ed arancio.

Insomma, se nei momenti esaltanti o difficili che contraddistinguono le nostre gesta quotidiane non ci pensiamo spesso, presi dal trambusto e dai frenetici ritmi, è sempre bene avere presente che un colore magari sta rappresentando quegli istanti. Perché in fin dei conti la vita è un meraviglioso arcobaleno di emozioni e noi siamo piccoli pittori della nostra esistenza.

A B C della Coppetta Mestruale

– Della Dot.ssa Caterina Silvi –

La coppetta mestruale è un piccolo contenitore che viene inserito in vagina e la sua funzione è quella di raccogliere il sangue durante le mestruazioni. Non assorbe, solo raccoglie. In commercio ce ne sono molte, ma cosa le rende differenti? Materiale, forma, morbidezza, colori, prezzo, origine.img372

Il materiale principalmente utilizzato è il silicone medico, ma può essere anche di TPE (elastomero termoplastico, una plastica cugina del caucciù molto economica e poco elastica) ed infine in lattice.

Di qualsiasi materiale sia fatta, esistono vari modelli classificati per la morbidezza, che si sceglie in base alla tonicità del proprio pavimento pelvico.

Più il pavimento pelvico è tonico e attivo più la coppetta deve essere “rigida” per poter offrire una resistenza alla contrazione muscolare dei muscoli pelvici durante le azioni quotidiane. Va inoltre valutata la taglia in base alla grandezza del canale vaginale ed in base alla storia ostetrica della donna. Anche il flusso mestruale è un fattore da tener presente per non obbligare la donna a svotare la coppetta frequentemente con la scelta sbagliata del modello.

Il costo di una coppetta va dai 10 ai 35 euro e considerando che dura almeno 5 anni ( talvolta fino a 10) fa di essa la scelta piu’ economica sia per il risparmio sul costo degli assorbenti, sia su quello dei rifiuti.

Modalità d’uso

La coppetta va sterilizzata prima del suo primo utilizzo e tra una mestruazione e l’altra semplicemente facendola bollire per circa 5 min.

È importante l’igiene accurata delle mani per evitare possibili infezioni prima dell’inserimento e dopo averla svuotata. Quando la si usa durante una mestruazione tra uno svuotamento e l’altro è sufficiente pulirla sotto il getto d’acqua.

L’inserimento varia da coppetta a coppetta in base alla forma, ai bordi ed alla morbidezza.

Perché è utile una consulenza per la scelta?

• Ogni coppetta ed ogni vagina è differente!

• È utile valutare il pavimento pelvico e la storia ostetrica per fare il giusto acquisto.

• Per capire la propria anatomia e fare tutte le domande possibili (Come va inserita e tolta? Come valuto l’altezza della cervice uterina? Come varia l’utilizzo con l’utero retroverso? Come devo comportarmi mentre faccio sport? Posso dormire con la coppetta?…).

4 motivi per cui va utilizzata!

1) È IGIENICA! La coppetta mestruale a differenza degli assorbenti usa e getta comuni, non va ad alterare la flora batterica vaginale e non interferisce con le secrezioni vaginali. Tutti i tipi di assorbenti fanno respirare poco la vulva e di irritano le mucose per la presenza di componenti sintetici e additivi chimici.

2) È COMODA! Chi usa la coppetta mestruale, dopo aver scelto il modello adatto alla propria vagina, non avrà perdite e non dovrà pensare ogni mese ad avere una scorta di assorbenti usa e getta. Inoltre ha un’ autonomia maggiore rispetto agli assorbenti! Per flussi normali lo svuotamento della coppetta può avvenire anche dopo 4/8 ore.

3) È ECOLOGICA! In un anno una donna può usare dai 150 ai 400 assorbenti non riciclabili.

4) È ECONOMICA! La spesa annuale degli assorbenti usa e getta può oscillare tra i 24 euro (per chi compra modelli economici e ha mestruazioni brevi e poco flusso) contro i 15/35 euro della coppetta che dura minimo 5 anni.

Il melanoma cutaneo: diagnosi e prevenzione

– Della Dott.ssa Valeria Morelli / Specialista in Dermatologia –

Il melanoma cutaneo è un tumore che deriva dalla trasformazione neoplastica dei melanociti che sono cellule cutanee deputate alla sintesi del pigmento cutaneo: la melanina. La pelle è l’ organo più esteso del nostro corpo ed è formata da 3 strati: l’epidermide che è lo strato più superficiale, il derma e il tessuto sottocutaneo o ipoderma. I melanociti si trovano nell’epidermide ed hanno il compito di produrre la melanina che ci protegge dagli effetti dannosi dei raggi solari.

Il melanoma cutaneo è piuttosto raro nei bambini, mentre raggiunge la massima incidenza soprattutto tra i 45 e i 50 anni, anche se negli ultimi tempi l’età media di insorgenza si è notevolmente abbassata. L’incidenza è in continua crescita ed è addirittura raddoppiata negli ultimi 10 anni.

Iimg186.jpgl principale fattore di rischio per il melanoma cutaneo è l’eccessiva esposizione ai raggi solari, in particolare agli UVA e agli UVB che danneggiano il DNA delle cellule della pelle, innescando la trasformazione tumorale. È opportuno ricordare che anche le lampade e i lettini solari sono fonti di raggi UV dannosi (non me ne vogliano le estetiste)! Il rischio aumenta nelle persone con lentiggini o con molti nevi, in quelle con occhi, capelli e pelle chiara, in quelli che hanno avuto un parente stretto colpito da questo tumore, o la presenza di deficit del sistema immunitario, o particolari malattie ereditarie come lo xeroderma pigmentoso.

I melanomi possono originare sia da cute integra, sia da nevi preesistenti.

Clinicamente si distinguono 4 tipi di melanomi:

• il melanoma a diffusione superficiale (il più comune);

• lentigo maligna;

• melanoma lentigginoso acrale (localizzato alle estremità );

• melanoma nodulare ( il più aggressivo).

Il segno principale di un melanoma cutaneo è il cambiamento dell’aspetto di un nevo preesistente o la comparsa di un nevo nuovo. In presenza di un nevo sospetto bisogna tenere conto di alcune caratteristiche che sono riassunte dalla sigla ABCDE.

A sta per asimmetria, la forma cioè appare irregolare;

B sta per bordi che nel melanoma sono irregolari ed indistinti;

C indica il colore che non è uniforme;

D sta per dimensioni che nel melanoma aumentano progressivamente, sia in larghezza , sia in spessore;

E sta per evoluzione di un nevo che in tempo abbastanza breve presenta cambiamenti repentini nella forma, colore, dimensioni.

Altri sintomi e segni da non sottovalutare sono il prurito, l’arrossamento circostante e il sanguinamento.

Molto importante è la prevenzione che consiste nell’esporsi al sole in maniera moderata, proteggendo la cute con creme solari ad alta protezione, evitare l’esposizione nelle ore più calde (tra le 10 e le 16), utilizzare cappelli ed occhiali da solee ridurre l’uso di lampade e lettini abbronzanti.

Inoltre è necessario controllare periodicamente i propri nevi, sia mediante un autoesame, sia mediante visita specialistica dal dermatologo che può studiare l’aspetto dei nevi con la dermatoscopia. La dermatoscopia è un esame facile da eseguire ed assolutamente indolore, che permette di esaminare la lesione pigmentata a forte ingrandimento e di coglierne precocemente i segni che indicano una eventuale trasformazione maligna di un nevo.

La terapia è chirurgica e la prognosi dipende dallo spessore della lesione e quindi dal grado di invasione della cute.

DATI AIRC 2018

Gli Asparagi (Asparagus Officinalis)

Del Dott. Giulio Lattanzi / Farmacista e nutrizionista / Farmacia C. “Le Fornaci”

Non solo disintossicanti e diuretici, ma ricchi di vitamine, sali minerali e sostanze energetiche, con proprietà antiossidanti e protettive verso i capillari. Gli asparagi sono originari dell’Asia, ma oggi sono ormai diffusi in tutta Europa.img152
Si tratta di piante erbacee perenni appartenenti alla famiglia delle Liliaceae, quindi la stessa di aglio e cipolla. Esistono gli asparagi coltivati, che derivano dall’asparago comune (Asparago officinalis) e gli asparagi selvatici (Asparago pungente o acutifolius), dal sapore più intenso. Gli Asparagi rappresentano una coltivazione che l’uomo padroneggia dai tempi più remoti, prima gli Egizi, poi i Romani (citazione di Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”), poi nel tempo raccoglitori e agricoltori, ne hanno perfezionato la coltura e la tradizione.

Vengono raccolti a partire da gennaio, raggiungendo il massimo della maturazione in primavera. La raccolta avviene quando i germogli spuntano dalla terra, altrimenti perdono in tenerezza ma anche insapore. Gli asparagi più noti hanno colore verde, ma esistono anche asparagi bianchi, viola e rosso-viola. Queste differenza cromatiche non comportano diverse proprietà nutrizionali ma solo un sapore differente. In Italia tra i più noti troviamo l’asparago di Cesena e il Napoletano. A Monaco di Baviera esiste persino un museo dedicato a questo ortaggio. Gli asparagi possiedono numerose proprietà benefiche per la nostra salute, grazie alle sostanze in essi presenti.

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Gli asparagi sono costituiti per la maggior parte da acqua e contengono poche calorie, apportano infatti solo 24 kcal per 100 grammi di parte edibile e sono indicati in caso dieta a basso regime calorico. Oltre ad esser ricchi di fibre e di antiossidanti sono una fonte importante di minerali, in particolare di potassio, e di vitamine, soprattutto la vitamina C e i folati. Altre sostanze caratterizzanti degli asparagi sono l’asparagina, la rutina e il glutatione. I più noti benefici degli asparagi sono probabilmente quelli depurativi, diuretici e drenanti. Grazie all’abbondanza di acqua e potassio e alla presenza di asparagina, questi ortaggi stimolano la diuresi e la funzione epatica e renale, aiutando ad eliminare le tossine e il ristagno di liquidi favorendo il drenaggio ed contribuendo alla riduzione della cellulite.

Uno studio pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry ha dimostrato che negli asparagi è presente una sostanza che inibisce l’enzima di Conversione dell’Angiotensina , impedendo l’ipertensione e preservando quindi le funzioni renali. Sono ricchi di rutina, sostanza che migliora il microcircolo, bioflavonoide presente in diverse piante e capace contrastare la formazione degli edemi favorendo la permeabilità dei capillari sanguigni. Negli asparagi sono presenti sostanze ad azione antiossidante come la Vitamina C e l’acido folico, aiutando a combattere radicali liberi .

Gli asparagi vantano ottime proprietà nutrizionali (fibre, vitamine e sali minerali); inoltre, sia il germoglio commestibile, sia le radici della pianta (in decotto), stimolano sensibilmente la filtrazione renale. Questo aspetto, che per molti rappresenta un pregio metabolico dovuto all’abbondanza di alcuni sali minerali, per altri costituisce il frutto dell’interazione tra alcune molecole presenti negli asparagi ed i reni, ragion per cui l’ortaggio NON è univocamente ritenuto consigliabile nell’alimentazione del nefropatico.
Come se non bastasse, a causa dell’elevata concentrazione purinica, gli asparagi costituiscono un alimento da evitare assolutamente in caso di gotta o iperuricemia difficilmente compensabile; poco importa se vantano proprietà diuretiche, essi possono favorire l’insorgenza di acuzie gottose nei soggetti predisposti e come tali sono da escludere. Per la significativa concentrazione di acido aspartico e gruppi solfurei, gli asparagi conferiscono fin da subito un odore piuttosto intenso alle urine. Questa caratteristica, che a quanto pare non risulta totalmente univoca, è stata oggetto di alcuni approfondimenti scientifici. Pare che la discrepanza tra l’odore delle urine nei vari soggetti non sia dovuta alla presenza o meno di certi cataboliti, bensì alla capacità di percepirli all’olfatto; a tal proposito, alcuni ricercatori hanno rilevato la presenza di una fetta di popolazione, corrispondente al 40% del totale, che NON è in grado di avvertire il tipico odore dell’urina dopo l’ingestione degli asparagi. Questa reazione, che nei soggetti sani si manifesta anche dopo pochi minuti, è da tempo considerata un metodo semplice per monitorare l’efficienza della filtrazione renale.img129

Gli asparagi sono utilizzati anche in campo fitoterapico, in farmacia è possibile trovare tisane a base di radice di asparago dalla forte azione drenante e depurativa o come estratto secco con elevata concentrazione asparigina.

Aglio (Allium)

– Del Dott. Giulio Lattanzi / Farmacista e nutrizionista / Farmacia C. “Le Fornaci” Marsciano (PG) / Tel. 075 8749453 –

Grazie alla ricerca Scientifica, grazie all’evoluzione analitica quello che fino a ieri poteva esser considerata una banale pianta, oggi può esser valorizzata per molteplici proprietà curative; dai tempi del mitico fito terapeuta Ippocrate, sono stati fatti numerosi passi in questo campo, mentre per un certo periodo sembrava che la chimica avesse superato e soppiantato qualunque cura naturale, oggi si sente e si tocca con mano il bisogno e l’evoluzione dell’impiego di principi attivi naturali.

In molte realtà boschive, soprattutto vicino alle Alpi sul dorso che procede verso la Svizzera, è molto comune ritrovare nel periodo che va da fine Aprile a metà Maggio un vero e proprio manto erboso verde smeraldo che giorno dopo giorno si colora di bianco grazie alla fioritura del bellissimo Aglio Orsino.

Già nell’antichità l’aglio veniva impiegato non solo per aromatizzare, ma anche come pianta alimentare vera e propria.

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Gli operai che lavoravano alla costruzione della grandiosa piramide di Cheope in Egitto lo usavano giornalmente come alimento. Anche i Romani ne facevano grande uso perché lo ritenevano un ottimo ricostituente, ricco di proprietà toniche e depurative.

Ancora oggi in Somalia si tengono in grande considerazione le piante che odorano di aglio perché si crede che abbiano il potere di tenere lontano gli spiriti maligni.

A parte le credenze magiche, l’aglio contiene oltre a sali minerali anche vitamina A, B e C e l’allicina, un’essenza solforata con forte potere antisettico. È pertanto un valido antidoto all’infiammazione della mucosa intestinale e il suo impiego può essere di qualche giovamento contro il tifo, la dissenteria e il colera.

Negli anni che seguirono il primo conflitto mondiale, prima dell’affermarsi dei farmaci antitubercolari, alcuni medici ottennero buoni risultati curando la tubercolosi con prodotti a base di aglio. Come antiemetico, ossia contro i vermi dell’intestino, il suo consumo gode fama secolare anche se la sua efficacia nei confronti della tenia non è pari a quella contro gli ossiuri.

È una pianta dotata di numerose attività medicamentose, la più interessante delle quali è quella antiaggregante piastrinica ed ipotensiva. L’allicina e altre sostanze presenti nell’Aglio si sono dimostrate capaci di ridurre fortemente l’aggregazione piastrinica, cioè la capacità delle piastrine di raggrupparsi tra loro e di formare dei coaguli. Questa azione è importante perché la riduzione dell’aggregazione piastrinica riduce il rischio del verificarsi di fenomeni trombotici nei vasi sanguigni che possono avere conseguenze molto gravi.

Uno degli effetti per cui l’aglio è più conosciuto è quello di abbassare la pressione arteriosa. Quest’azione è legata alla capacità dell’aglio di causare vasodilatazione, in particolare nei piccoli vasi sanguigni del distretto cutaneo.garlic-84691_1920

L’Aglio è usato tradizionalmente per la sua azione antibatterica, rivolta contro molti germi capaci di infettare le prime vie respiratorie, che può essere sia batteriostatica, cioè capace di arrestare la crescita e la riproduzione dei batteri, sia battericida, cioè capace di distruggere i germi con cui viene a contatto.

Nonostante si tenda a pensare che l’aglio copra i sapori, ci sono molti modi per impiegarlo in cucina: si può utilizzare semplicemente crudo nelle salse, nel pesto o, ancora meglio, sulle bruschette. Nei piatti caldi si utilizza per dare maggiore sapore al pesce e alle carni.

In farmacia è reperibile sotto varie forme farmaceutiche, capsule, opercoli, tintura madre, estratto idroalcolico, estratto oleoso, tavolette.

Vinoperfect, un valido aiuto per sconfiggere le macchie cutanee

– Della Dr.ssa Caterina Silvi –

Prossima ad essere lanciata, fresca per affrontare la primavera, pronta per diventare come il siero Vinoperfect, leader nel mercato delle creme antimacchia.

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Nasce dalla ricerca Caudalie la crema notte glicolica naturalmente efficace contro le macchie. Una crema applicabile come una maschera, ovviamente senza risciacquo, dai primi benefici visibili a partire dalla prima applicazione rendendo la pelle più riposata nel 100% delle testanti, l’incarnato più luminoso nel 96% delle pazienti e, nel 90%, una notevole riduzione delle macchie. Il tutto è naturalmente possibile grazie al 97% di attivi di origine naturale tra cui un complesso bio-peeling di acido glicolico ed enzimi di Papaya con azione di attivare il rinnovamento cellulare ed affinare la grana della pelle.

Non può mancare nella composizione della crema il brevetto Caudalie Vineferina con azione antimacchia e illuminante, ben più efficace della vitamina C e dell’acido koJico. Il brevetto antimacchia Caudalie, fulcro della crema e di tutti i loro trattamenti, completamente naturale, nasce nel 2005, grazie al Prof. Vercanteren che lo ha estratto dalla linfa dell’uva. Questa linfa, come ben sanno le donne che lavorano nei vigneti, attenua le macchie delle mani e del viso , dando luminosità all’incarnato. La crema notte glicolica, una vera e propria maschera di bellezza , ha un ottimo potere idratante grazie allo squalano d’oliva e acido ialuronico e nutriente, grazie alle proprietà dei vinaccioli d’uva e del burro di Karitè. Basta un piccolo gesto, una piccola noce di crema preferibilmente prima scaldata tra le mani per far fuoriuscire la meravigliosa fragranza Caudalie, applicata su tutto il viso escluso il contorno occhi.

In sole 8 ore la pelle del viso sarà rigenerata, idratata e illuminata.

La crema va benissimo per molte donne, per tutte coloro che hanno delle macchie cutanee da iperpigmentazione, macchie gravidiche, coloro che hanno un colorito spento, per chi ha cicatrici da acne o grana ispessita vista la buona concentrazione di acido glicolico. La Famiglia Vinoperfect oltre che della nuova crema glicolica notte è costituita dal Siero Antimacchia Vinoperfect leader nel mercato, dall’essenza di luminosità, e dalle creme giorno. Dunque per una pelle senza macchie, Vi consiglio la loro ROUTINE ANTIMACCHIA che prevede la detersione con i prodotti specifici per la vostra pelle, l’applicazione dell’essenza di luminosità per preparare la pelle, la successiva applicazione del siero antimacchia Vinoperfect e la successiva stesura della crema giorno o notte Vinoperfect.

In un mese il risultato è garantito… provate

Come convivere con un malato di Alzheimer…

 

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I problemi di memoria possono essere una normale conseguenza dell’invecchiamento, invecchiando tutto l’organismo cambia e il cervello non è da meno. Alcune persone, quindi, notano che impiegano più tempo per imparare qualcosa di nuovo, non ricordano le informazioni così bene come in passato o tendono a perdere le cose, ad esempio gli occhiali. Si tratta, di solito, di problemi di memoria lievi.

Alcuni anziani, inoltre, lamentano di non avere risultati paragonabili a quelli dei giovani nei compiti di memoria più complessi o nei test di apprendimento. In realtà, con l’andare degli anni, gli adulti sani di norma migliorano in alcuni ambiti di capacità mentali, ad esempio nelle capacità linguistiche e nell’uso del lessico.

I problemi emotivi come lo stress, l’ansia o la depressione, possono rendere il paziente più distratto e possono essere scambiati per demenza; ad esempio chi di recente è andato in pensione o sta affrontando la perdita del partner, di un parente o di un amico può sentirsi triste, solo, preoccupato o annoiato. Cercare di affrontare questi cambiamenti della propria esistenza può provocare confusione o disturbi della memoria.

Tutti questi disturbi sono fisiologici e lievi, invece in una buona percentuale di pazienti risultano esser il preludio a qualcosa di ben più grave, un processo degenerativo, involutivo inarrestabile.

Il morbo di Alzheimer è una delle malattie più diffuse tra gli anziani; è una forma di demenza degenerativa invalidante, che può avere esordio e decorso differente in diversi individui. Il quadro clinico prevede difficoltà nel linguaggio, progressiva perdita della memoria, sbalzi d’umore con irritabilità e stato confusionale spesso associato a perdita di orientamento spazio-temporale. Non è certamente semplice curare o semplicemente gestire questo tipo di stato morboso che tende a peggiorare nel tempo; ancor più difficile è il ruolo di chi vive con soggetti che soffrono di questo disturbo.

Tra il 50 e il 70% delle persone affette da demenza soffrono di malattia di Alzheimer il processo degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule del cervello. Prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che nel 1907 descrisse per primo i sintomi e gli aspetti neuropatologici della malattia di Alzheimer, come le placche e i viluppi neuro-fibrillari nel cervello. E’ una malattia che colpisce la memoria e le funzioni mentali (ad es. il pensare, il parlare, ecc.), ma può causare altri problemi come confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.

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All’inizio i sintomi possono essere così lievi da passare inosservati, sia all’interessato che ai familiari e agli amici. Ma, col progredire della malattia, i sintomi diventano sempre più evidenti, e cominciano a interferire con le attività quotidiane e con le relazioni sociali. Le difficoltà pratiche nelle più comuni attività quotidiane, come quella di vestirsi, lavarsi o andare alla toilette, diventano a poco a poco così gravi da determinare, col tempo, la completa dipendenza dagli altri. La malattia di Alzheimer non è né infettiva né contagiosa. Può essere considerata a tutti gli effetti una malattia terminale, che causa un deterioramento generale delle condizioni di salute. La causa più comune di morte è la polmonite, perché il progredire della malattia porta ad un deterioramento del sistema immunitario e a perdita di peso, accrescendo il pericolo di infezioni della gola e dei polmoni.

La malattia, causata da una distruzione di neuroni intorno ai quali si strutturano delle placche proteiche che impediscono la trasmissione dei neurotrasmettitori, determina un’atrofia muscolare. Tale conseguenza produce un serio deperimento di tutte le funzioni cognitive a partire da quelle mnestiche: le prestazioni legate all’impiego della memoria iniziano a manifestare cali, inizialmente sporadici, ma dopo sempre più frequenti, soprattutto nei casi in cui la malattia incalzi rapidamente. Le amnesie possono riguardare episodi vicini nel tempo e quindi la memoria breve termine per esempio ricordare cosa si è mangiato a cena il giorno prima o più lontani e pertanto la memoria a lungo termine come un ricordo della propria infanzia. Per chi vive con un malato di Alzheimer può risultare certo faticoso ripetere più e più volte informazioni che riguardano la vita del paziente, dalle cose più banali alle questioni più complesse, ma certamente ciò è utile per lui per consentirgli di non perdere totalmente il contatto con la realtà. Essere sempre rassicuranti, non sentirsi paranoicamente bersaglio di sfruttamento, evitare di sottolineare le mancanze mnemoniche, possono essere tutti atteggiamenti costruttivi per convivere nel migliore dei modi con un soggetto con questo tipo di disturbo. Da non trascurare sono le emozioni che il soggetto può vivere: esse vanno fatte esprimere, accolte e rispecchiate, restituite cioè con calorosa benevolenza; non stancarsi neppure di ricordare e ripetere le coordinate spazio-temporali, laddove necessario, dove si è, chi si è, perché si è lì, da quando. Frequenti sono infatti i comportamenti di “vagabondaggio”, attuati che non di rado confluiscono in tristi storie di scomparse.

Anche creare un contesto di vita accogliente, con routine da cui non facilmente ci si discosti può rappresentare un utile suggerimento.

Circa il linguaggio verbale, altra area problematica in chi manifesta tale morbo, il “convivente” può motivare il malato a comunicare, incoraggiarlo se lui, notando carenze emergenti, può sentirsi demoralizzato a farlo. Anche adottare uno stile linguistico più sobrio e concreto, senza il ricorso a espressioni linguistiche ricercate o metaforiche, ma con un eloquio diretto e chiaro. Altri aspetti davvero utili che il “convivente” del malato può tenere sotto controllo, sono quelli relativi alla sua gestione globale e alla cura in senso lato: igiene quotidiana, abbigliamento, alimentazione, relazioni con terzi, attività ricreative anche semplici come giocare a carte, legger un giornale, consultare un computer o navigare in internet. Mantenere attive queste aree di vita è opportuno sia per il malato stesso, sia per chi gli vive accanto, poiché garantisce una migliore qualità di vita che ha delle implicazioni positive su tutto il sistema.©

 

 

 

 

Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista,nutrizionista

                                                                                                  Farmacia C. “ Le Fornaci “

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L’ Anguria

C’era una volta… l’anguria

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Nei secoli, l’anguria, come tanti altri frutti e diverse verdure, ha subito una trasformazione incredibile grazie alla della genetica.

A rivelarci le fattezze dell’antenata dell’anguria è un dipinto di Giovanni Stanchi realizzato nel XVII secolo. L’anguria è uno dei frutti maggiormente dissetanti, rinfrescanti e ricchi d’acqua. È uno dei simboli dell’estate ed il frutto di stagione per eccellenza.

Oltre ad un sapore delizioso, l’anguria presenta proprietà nutritive e benefiche interessanti; sapevate, ad esempio, che le angurie dalla polpa più rossa possono superare i pomodori per quanto riguarda il contenuto di licopene ?

La normale composizione dell’anguria vede la presenza del 92% di acqua e dell’8% di zuccheri comunemente presenti nella frutta. Il suo consumo contribuisce dunque alla nostra idratazione durante le giornate più calde. In estate, mangiare anguria ogni giorno permette di proteggere la pelle dai rischi legati ad una eccessiva esposizione ai raggi UV.

L’anguria è un frutto energetico. Una semplice porzione di anguria può aumentare i livelli di energia del 23%, ciò accade per via del suo contenuto di vitamina B6, che il corpo utilizza per sintetizzare la dopamina, promotrice del benessere. L’anguria contiene inoltre magnesio, che viene utilizzato dal nostro corpo per rifornire di energia le cellule. La citrulina è un amminoacido che viene utilizzato dall’organismo per la produzione di arginina. L’arginina è ritenuta un vero e proprio viagra naturale, in grado di dilatare i vasi sanguigni e di migliorare l’afflusso di sangue verso gli organi genitali.

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L’anguria è uno dei frutti più leggeri e meno calorici che abbiamo a disposizione durante l’estate. Ciò avviene grazie alla sua ricchezza d’acqua e alla completa assenza di grassi. Le calorie derivano dal contenuto di zuccheri naturali dell’anguria, ma sono comunque davvero poche. Anche chi è attento alla linea può mangiare l’anguria senza problemi e trarre dei benefici perché questo frutto ricco d’acqua stimola la diuresi e

Secondo gli studiosi, l’anguria – apprezzata da adulti e bambini – potrebbe diventare una nuova arma naturale per tenersi in forma e proteggere il cuore grazie all’azione della citrullina, amminoacido non essenziale, cioè che può essere sintetizzato dall’organismo. La citrullina previene l’ipertensione e protegge l’apparato cardiovascolare in quanto è in grado di equilibrare la pressione e di mantenere elastiche le pareti arteriose. Questo amminoacido viene inoltre utilizzato per la disfunzione erettile, in quanto sarebbe capace di far raggiungere e mantenere l’erezione garantendo la concentrazione necessaria di ossido nitrico

Volendo specificare i valori nutrizionali dell’anguria, possiamo dire che si tratta di uno schema che può essere così suddiviso, per ogni 100 grammi: acqua (95,3 grammi), carboidrati (3,7 grammi), proteine (0,4 grammi), fibre (0,2 grammi), assenti i grassi.

Il sapore dolce di questo frutto in realtà appartiene alla famiglia delle cucurbitacce, la stessa di cetrioli, zucchine, zucca e melone è dato, oltre che dal modesto quantitativo di zuccheri, dalla presenza di particolari sostanze aromatiche.

Se consumato al termine dei pasti il cocomero non è ben digeribile, in quanto il suo elevato contenuto d’acqua tende a rallentare la digestione diluendo i succhi gastrici; quindi il suo consumo è sconsigliato a chi soffre di cattiva digestione ed è comunque meglio mangiarla lontano dai pasti.

L’anguria è fonte di minerali, in particolare potassio, fosforo e magnesio, e di vitamine, soprattutto la Vitamina C. Questo frutto è ricco di antiossidanti come il beta-carotene, precursore della Vitamina A, e il licopene, tipico del pomodoro e dei vegetali rossi. Licopene, un carotenoide responsabile della colorazione rossa dei vegetali come pomodori, anguria e frutti rossi.

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Possiede una spiccata attività antiossidante, che lo rende efficace nella prevenzione dei tumori e nella lotta all’invecchiamento. Ha anche un’azione antinfiammatoria, inibisce la formazione delle placche aterosclerotiche e protegge gli occhi dalle degenerazione che si ha con l’avanzare dell’età.

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L’anguria, povera di sodio contrasta la cellulite , è un frutto ricchissimo di acqua e altamente diuretico, quindi contrasta la ritenzione idrica favorendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

Questo è naturalmente benefico per l’apparato circolatorio, riducendo la formazione anche proprio della tanto odiata cellulite.

Previene la cistite, essendo diuretico,  aiuta la disintossicazione dei reni e della vescica contrastando la crescita dei batteri.

Favorisce la perdita di peso per l ’alto contenuto di acqua che conferisce un elevato senso di sazietà. Mantiene il benessere della pelle Grazie al contenuto di beta-carotene, il consumo di anguria ritarda l’invecchiamento della pelle e la mantiene elastica. La vitamina C, invece, assicura la produzione di collagene indispensabile per una pelle sana.

Il modo migliore per consumare l’anguria è sicuramente quello di gustarla fresca, magari sotto l’ombrellone. Può essere utilizzata per preparare centrifughe dissetanti, estratti o frullati.

Il cocomero è anche alleato per la bellezza. Si possono preparare maschere casalinghe a base di cocomero per rigenerare la pelle stanca unendo polpa di cocomero, latte e succo di limone. 
Per sconfiggere le occhiaie potete invece mettere sugli occhi chiusi due fettine di cocomero fresco e tenerle in posa almeno 15 minuti. Gli effetti sono molto simili a quelli del cetriolo.

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I soggetti allergici all’aspirina o derivati, dovrebbero consultare il medico prima di consumare l’anguria in quanto essa contiene dei salicilati naturali. Infine ricordiamo che un consumo eccessivo di anguria è controindicato in caso di diabete, dato l’elevato indice glicemico. Tuttavia, se associata ad un pasto ricco di fibre che riducono l’assorbimento degli zuccheri, si possono consumare 200 gr di anguria una volta a settimana. ©

                                                      dr.Giulio Lattanzi

Asparagi (Asparagus officinalis)

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Non solo disintossicanti e diuretici, ma ricchi di vitamine, sali minerali e sostanze energetiche, con proprietà antiossidanti e protettive verso i capillari.

Sono originari dell’Asia, ma oggi sono ormai diffusi in tutta Europa. Si tratta di piante erbacee perenni appartenenti alla famiglia delle Liliaceae, quindi la stessa di aglio e cipolla. Esistono gli asparagi coltivati, che derivano dall’asparago comune (Asparago officinalis) e gli asparagi selvatici (Asparago pungente o acutifolius), dal sapore più intenso.

Gli Asparagi rappresentano una coltivazione che l’uomo padroneggia dai tempi più remoti, prima gli Egizi, poi i Romani (citazione di Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”), poi nel tempo raccoglitori e agricoltori, ne hanno perfezionato la coltura e la tradizione.

Vengono raccolti a partire da gennaio, raggiungendo il massimo della maturazione in primavera. La raccolta avviene quando i germogli spuntano dalla terra, altrimenti perdono in tenerezza ma anche in sapore.

Gli asparagi più noti hanno colore verde, ma esistono anche asparagi bianchi, viola e rosso-viola. Queste differenza cromatiche non comportano diverse proprietà nutrizionali ma solo un sapore differente.

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In Italia tra i più noti troviamo l’asparago di Cesena e il Napoletano. A Monaco di Baviera esiste persino un museo dedicato a questo ortaggio. Gli asparagi possiedono numerose proprietà benefiche per la nostra salute, grazie alle sostanze in essi presenti.

Gli asparagi sono costituiti per la maggior parte da acqua e contengono poche calorie,  apportano infatti solo 24 kcal per 100 grammi di parte edibile e sono indicati in caso dieta a basso regime calorico.

Oltre ad esser ricchi di fibre e di antiossidanti sono una fonte importante di minerali, in particolare di potassio, e di vitamine, soprattutto la vitamina C e i folati.

Altre sostanze caratterizzanti degli asparagi sono l’asparagina, la rutina e il glutatione.

I più noti benefici degli asparagi sono probabilmente quelli depurativi, diuretici  e drenanti. Grazie all’abbondanza di acqua e potassio e alla presenza di asparagina, questi ortaggi stimolano la diuresi e la funzione epatica e renale, aiutando ad eliminare le tossine e il ristagno di liquidi favorendo il drenaggio ed contribuendo alla riduzione della cellulite.

Uno studio pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry ha dimostrato che negli asparagi è presente una sostanza che inibisce l’enzima di Conversione dell’Angiotensina , impedendo l’ipertensione e preservando quindi le funzioni renali. Sono ricchi di rutina, sostanza che migliora il microcircolo,  bioflavonoide presente in diverse piante e capace contrastare la formazione degli edemi favorendo la permeabilità dei capillari sanguigni.

Negli asparagi sono presenti sostanze ad azione antiossidante come la Vitamina C e l’acido folico, aiutando a combattere radicali liberi .

Gli asparagi vantano ottime proprietà nutrizionali (fibre, vitamine e sali minerali); inoltre, sia il germoglio commestibile, sia le radici della pianta (in decotto), stimolano sensibilmente la filtrazione renale. Questo aspetto, che per molti rappresenta un pregio metabolico dovuto all’abbondanza di alcuni sali minerali, per altri costituisce il frutto dell’interazione tra alcune molecole presenti negli asparagi ed i reni, ragion per cui l’ortaggio NON è univocamente ritenuto consigliabile nell’alimentazione del nefropatico.

Come se non bastasse, a causa dell’elevata concentrazione purinica, gli asparagi costituiscono un alimento da evitare assolutamente in caso di gotta o iperuricemia difficilmente compensabile; poco importa se vantano proprietà diuretiche, essi possono favorire l’insorgenza di acuzie gottose nei soggetti predisposti e come tali sono da escludere.

Per la significativa concentrazione di acido aspartico e gruppi solfurei, gli asparagi conferiscono fin da subito un odore piuttosto intenso alle urine. Questa caratteristica, che a quanto pare non risulta totalmente univoca, è stata oggetto di alcuni approfondimenti scientifici. Pare che la discrepanza tra l’odore delle urine nei vari soggetti non sia dovuta alla presenza o meno di certi cataboliti, bensì alla capacità di percepirli all’olfatto; a tal proposito, alcuni ricercatori hanno rilevato la presenza di una fetta di popolazione, corrispondente al 40% del totale, che non è in grado di avvertire il tipico odore dell’urina dopo l’ingestione degli asparagi. Questa reazione, che nei soggetti sani si manifesta anche dopo pochi minuti, è da tempo considerata un metodo semplice per monitorare l’efficienza della filtrazione renale.

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Gli asparagi sono utilizzati anche in campo fitoterapico, in farmacia è possibile trovare tisane a base di radice di asparago dalla forte azione drenante e depurativa o come estratto secco con elevata concentrazione asparigina. ©

 

 

                                                                                                       Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista

                                                                                                  Farmacia C. “ Le Fornaci “

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