Cereali “poveri ” & Farro Spelta

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Dall’antichità non solo possiamo trovar miracolosi prodotti naturali con proprietà fitoterapiche indiscutibili, ma anche principi nutrizionali non alterati e genuini tali da permetterci un miglioramento della Nostra qualità di Vita.

Immaginate che nell’arco di una vita media di 83 anni un paziente ingerisce mezza tonnellata di cibo all’anno, 41  tonnellate per tutto il periodo; immaginate solo cosa accadrebbe se tutta questa quantità fosse cibo spazzatura.

Secondo le recenti statistiche Dell’Oms, in Europa oltre il 50% della popolazione adulta è in sovrappeso e circa il 23% delle donne ed il 20% degli uomini sono obesi.

Spesso sentiamo affermare come basti mangiare meno per non ingrassare e per stare bene; questo è assolutamente deleterio, questo non è vero !

Oggi è fondamentale concentrare l’attenzione non solo sul peso corporeo, ma sulla composizione e sulla distribuzione del grasso.

Occorre spostare la valutazione degli effetti del cibo sulla salute metabolica; la dieta ipocalorica basata solo sul calcolo giornaliero delle calorie oltre a non aver alcun fondamento scientifico, ha una durata talmente limitata che non porta a nessun beneficio.

Fondamentale oggi diviene passare dai grammi alle porzioni, la ricerca scientifica oggi conferma quanto da Me sostenuto da tempo, come la sequenza degli alimenti di un pasto, quindi l’ordine come si assumono, sia la chiave del controllo della composizione corporea e ormonale del Nostro organismo dopo ogni pasto.

Inoltre oggi fondamentale diviene la qualità del cibo che si assume, la composizione chimica alimentare di ogni micronutriente presente negli alimenti e le modalità di allevamento.

Ad esempio i grani antichi  altro non sono che varietà del passato rimaste autentiche e originali, ovvero che non hanno subìto alcuna modificazione da parte dell’uomo per aumentarne la resa; generalmente siamo abituati a mangiare la tradizionale farina di grano tenero bianca 0, o 00 con la quale produciamo pane, pasta, prodotti da forno, dolci, ecc. Questa farina però è ricavata da un grano prodotto su larga scala, selezionato e modificato nel corso degli anni per rendere più ricca e abbondante la produzione, un grano tra l’altro molto povero dal punto di vista nutrizionale.

Tra questi il più noto e diffuso è il canadese Kamut, ormai diventato un vero e proprio brand registrato e un business mondiale. Anche l’Italia, però, ha le sue varietà antiche da riscoprire.

Un esempio tra i più conosciuti a livello nazionale è il Senatore Cappelli ma ne esistono molti altri a seconda della regione di produzione. Esistono ad esempio il Saragolla, la Tumminia, il Grano Monococco.

I grani antichi non sono stati rimaneggiati geneticamente dall’uomo e per questo hanno una resa molto minore rispetto al più diffuso e moderno grano. Le loro spighe solo alte con sfumature scure e chicchi irregolari. Non vengono lavorati a livello intensivo e tutto ciò giustifica anche un prezzo di vendita più alto, a fronte però di un prodotto più sano e genuino.

I grani antichi vengono generalmente lavorati con la macinazione a pietra, la farina che si produce è quindi molto meno raffinata rispetto a quella prodotta con grano moderno. Grazie a questo tipo di lavorazione, infatti, si ha un prodotto che potremmo considerare semi-integrale, ovvero rispetto alle farine 0 o 00 si mantengono molto di più le proprietà nutrizionali presenti nel chicco.

La modificazione del grano moderno ha fatto sì che esso diventasse molto più ricco di glutine, con tutti gli svantaggi che ciò comporta per il nostro organismo. I grani antichi, invece, mantengono un rapporto più equilibrato tra presenza di amido e presenza di glutine, contenendo una percentuale minore di questa proteina di cui ultimamente tanto si discute.

La minore presenza di glutine all’interno dei grani antichi, rende la farina da loro prodotta e di conseguenza tutti i prodotti che vi si possono ricavare, molto più leggeri, digeribili e assimilabili di quelli realizzati con il grano moderno. I grani antichi sono adatti a tutti i tipi di preparazione e sono ottimi anche da integrare nell’alimentazione dei bambini.

La sviluppata sensibilità al glutine che si riscontra sempre più frequentemente negli ultimi anni, è probabilmente dovuta ad un consumo eccessivo del grano moderno ricco in maniera smisurata di glutine. Il vantaggio di utilizzare grani antichi, meglio ancora se variando la propria alimentazione con cereali senza glutine, scongiura o quanto meno allontana, la possibilità di sviluppare intolleranza al glutine. I celiaci invece, così come non possono consumare grano moderno, non possono neppure inserire grani antichi nella propria alimentazione.

Tra questi importante posto trova il Farro è denominazione generica attribuita indifferentemente a ben tre specie diverse del genere Triticum, comunemente chiamate “frumenti vestiti”. Fino agli inizi del ‘900 la loro coltivazione era diffusa in alcune valli dell’Appennino e in diverse zone montane d’Italia.

Farro grande, presenta spiga lasca, priva di reste o munita di reste brevissime. E’ il farro di origine più recente (due millenni più tardi di farro piccolo e medio), avendo come progenitore, oltre la specie selvatica Aegilops squarrosa, il T. dicoccum coltivato. Il suo è il centro di origine situato più a oriente, dal Mar Caspio ai territori dell’Afghanistan e del Kazakistan odierni. Farro grande: possiede potenzialità produttive superiori al farro medio, che tuttavia possono esprimersi appieno solo in ambienti non troppo sfavorevoli.

Il fatto era l’alimento base degli Assiri e degli Egizi, di tutti i popoli antichi del Medio Oriente e del Nord Africa; sebbene le origini di questo cereale restino avvolte nel mistero, le prime tracce della coltivazione del Farro spelta in Europa e nel Medio Oriente risalgono a circa 5000 anni fa. Il Farro Spelta aveva un tale importanza, nell’antichità, da essere citata nella Bibbia come uno dei sette cereali originali. I patrizi romani erano soliti distribuirne ai poveri in quello che è considerato il primo sistema assistenziale della storia. Con le grande migrazioni in Europa, la sua coltivazione si diffuse rapidamente in nuove aree.

Nel corso dei secoli la coltivazione del farro è andata sempre più riducendosi, in quanto soppiantato dal grano tenero (discendente dal farro grande e utilizzato prevalentemente per la panificazione) e dal grano duro (discendente dal farro medio e utilizzato per la produzione della pasta), i quali necessitano di costi di lavorazione inferiori a fronte di una resa molto maggiore. Oggi la coltivazione del farro è spesso associata all’agricoltura biologica; nonostante costi di produzione e la resa esigua, il farro riscuote comunque un discreto successo per le sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali, sopra tutto per il suo maggiore contenuto proteico rispetto ad altri tipi di frumenti.

Il farro è povero di amminoacidi essenziali, ma questa carenza viene facilmente compensata dall’accostamento gastronomico con i legumi. Povero di grassi, ricco di fibre, di vitamine e di sali minerali, sazia e non fa ingrassare. La coltivazione del farro è stata rivalutata solo di recente, essenzialmente per le ottime proprietà nutrizionali.

Il farro è ricco di vitamina A, vitamina C, vitamine del gruppo B e sali minerali come fosforo, sodio, calcio, potassio e magnesio. Svolge funzione ricostituente ed antianemica per la presenza di proteine, acidi grassi polinsaturi ed essenziali, ferro , manganese, rame e cobalto.

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La crusca e gli olii contenuti nel suo germe lo rendono un emolliente intestinale, anti stipsi e rinfrescante. La sua caratteristica principale è comunque il suo potere antiossidante dovuto all’alto contenuto di selenio e di acido fitico che ostacolano la formazione dei radicali liberi.

Il farro è uno dei cereali meno calorici: 100 g apportano circa 340 kcal; inoltre contiene l’aminoacido essenziale metionina, carente in quasi tutti gli altri cereali.

I cereali apportano buone quantità di vitamine del gruppo B e anche proteine, che pur essendo di scarsa qualità biologica possono, se unite a quelle dei legumi, dare origine a una miscela proteica di valore biologico paragonabile a quello delle proteine animali.

Il Farro Spelta è un’eccellente fonte di riboflavina, una vitamina necessaria per il corretto metabolismo energetico del sistema nervoso che sembra, pertanto, in grado di ridurre la frequenza degli attacchi di emicrania. L’elevato contenuto di fibre solubili presenti nel farro spelta ha inoltre il vantaggio di ridurre la colesterolemia.

Consigliate le farine ed ogni tipo di pasta corta o lunga contenente esclusivamente Farro biologico, oltra ovviamente al FARRO Spelta da consumare in isalate e minestre©

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                                                                                                      Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista

                                                                                                  Farmacia C. “ Le Fornaci “

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Dialisi e Pelle Secca

Dialisi e pelle secca: un binomio fastidioso

Dalle dimensioni particolarmente ridotte, ma organi vitali di primaria importanza per un corretto stile di vita e stato di salute, i reni sono gli organi del nostro corpo deputati allo smaltimento delle scorie corporee e, insieme a vescica, uretere e uretra, vanno a formare il complesso dell’apparato urinario.

Spesso, però, il rene inizia causare dei problemi, non assolvendo più il suo scopo. In particolare, infatti, il rene, oltre a mantenere costante il contenuto dell’acqua all’interno del nostro corpo e a regolare la produzione di eritropoietina, regola efficacemente anche il metabolismo, mantenendo la pressione arteriosa entro i livelli consentiti. Quando il rene non riesce più a regolare tutte queste funzioni, quando consente il passaggio di sostanze tossiche all’interno dell’organismo, s’inizia a parlare d’insufficienza renale che, come conseguenza, nei casi più seri e gravi, porta alla dialisi, un trattamento extracorporeo che consente la depurazione necessaria del sangue attraverso un macchinario.

Ma, oltre ai danni generati dal cattivo funzionamento dei reni, i pazienti sottoposti a un trattamento di dialisi o affetti da insufficienza renale acuta, meno grave di quella cronica e generalmente di tipo reversibile, manifestano anche un prurito fastidioso, localizzato soprattutto al livello delle gambe, del tronco e delle mani, accompagnato da una pelle particolarmente secca che tende a desquamarsi facilmente.

La pelle, in questi casi, assume un colore terreo, spesso accompagnata da lividi ed ematomi bluastri. Questa particolare patologia, definita xerosi uremica, provocata da una ridotta funzionalità delle ghiandole sebacee, può diventare estremamente invalidante giacché, il prurito forte e continuo, in alcuni casi inarrestabile, genera una forte mancanza di sicurezza nel soggetto che ne è colpito, il quale, spesso, preferisce autoisolarsi, evitando quanto più possibile la vita sociale.

Come curare la pelle secca in caso di xerosi uremica

Una pelle secca e pruriginosa, ovviamente, rappresenta un problema non solo a livello estetico, ma anche a livello psicologico. In commercio, esistono tanti prodotti, in special modo detergenti e creme, studiati per lenire la pelle secca.

Tra questi, uno dei più validi è Dexeryl, un detergente, a base di glicerolo, paraffina liquida e vaselina, aiuta a combattere la secchezza cutanea, incidendo anche sul prurito, calmandolo. Senza alcun profumo e senza coloranti, questa crema sfrutta la potente azione dell’acqua che, legandosi al glicerolo, dona un’immediata sensazione di freschezza alla pelle. http://www.farmacialefornaci.it

Considerata particolarmente emolliente, il detergente dermoprotettivo si rivela decisamente utile per combattere la secchezza dovuta alla xerosi uremica, per ridurre il prurito, soprattutto quello più fastidioso a livello delle mani, per bloccare l’ingresso di allergeni all’interno della cute e, infine, migliorare la pelle.

Fungendo da scudo, infatti, il derma è protetto dagli attacchi esterni, risultando più morbido al tatto e decisamente più sano. Anche se è solo un piccolo passo nella lotta alla pelle secca dovuta all’insufficienza renale, il farmaco può migliorare il benessere da chi è afflitto da una patologia così delicata.