Come convivere con un malato di Alzheimer…

 

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I problemi di memoria possono essere una normale conseguenza dell’invecchiamento, invecchiando tutto l’organismo cambia e il cervello non è da meno. Alcune persone, quindi, notano che impiegano più tempo per imparare qualcosa di nuovo, non ricordano le informazioni così bene come in passato o tendono a perdere le cose, ad esempio gli occhiali. Si tratta, di solito, di problemi di memoria lievi.

Alcuni anziani, inoltre, lamentano di non avere risultati paragonabili a quelli dei giovani nei compiti di memoria più complessi o nei test di apprendimento. In realtà, con l’andare degli anni, gli adulti sani di norma migliorano in alcuni ambiti di capacità mentali, ad esempio nelle capacità linguistiche e nell’uso del lessico.

I problemi emotivi come lo stress, l’ansia o la depressione, possono rendere il paziente più distratto e possono essere scambiati per demenza; ad esempio chi di recente è andato in pensione o sta affrontando la perdita del partner, di un parente o di un amico può sentirsi triste, solo, preoccupato o annoiato. Cercare di affrontare questi cambiamenti della propria esistenza può provocare confusione o disturbi della memoria.

Tutti questi disturbi sono fisiologici e lievi, invece in una buona percentuale di pazienti risultano esser il preludio a qualcosa di ben più grave, un processo degenerativo, involutivo inarrestabile.

Il morbo di Alzheimer è una delle malattie più diffuse tra gli anziani; è una forma di demenza degenerativa invalidante, che può avere esordio e decorso differente in diversi individui. Il quadro clinico prevede difficoltà nel linguaggio, progressiva perdita della memoria, sbalzi d’umore con irritabilità e stato confusionale spesso associato a perdita di orientamento spazio-temporale. Non è certamente semplice curare o semplicemente gestire questo tipo di stato morboso che tende a peggiorare nel tempo; ancor più difficile è il ruolo di chi vive con soggetti che soffrono di questo disturbo.

Tra il 50 e il 70% delle persone affette da demenza soffrono di malattia di Alzheimer il processo degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule del cervello. Prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che nel 1907 descrisse per primo i sintomi e gli aspetti neuropatologici della malattia di Alzheimer, come le placche e i viluppi neuro-fibrillari nel cervello. E’ una malattia che colpisce la memoria e le funzioni mentali (ad es. il pensare, il parlare, ecc.), ma può causare altri problemi come confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.

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All’inizio i sintomi possono essere così lievi da passare inosservati, sia all’interessato che ai familiari e agli amici. Ma, col progredire della malattia, i sintomi diventano sempre più evidenti, e cominciano a interferire con le attività quotidiane e con le relazioni sociali. Le difficoltà pratiche nelle più comuni attività quotidiane, come quella di vestirsi, lavarsi o andare alla toilette, diventano a poco a poco così gravi da determinare, col tempo, la completa dipendenza dagli altri. La malattia di Alzheimer non è né infettiva né contagiosa. Può essere considerata a tutti gli effetti una malattia terminale, che causa un deterioramento generale delle condizioni di salute. La causa più comune di morte è la polmonite, perché il progredire della malattia porta ad un deterioramento del sistema immunitario e a perdita di peso, accrescendo il pericolo di infezioni della gola e dei polmoni.

La malattia, causata da una distruzione di neuroni intorno ai quali si strutturano delle placche proteiche che impediscono la trasmissione dei neurotrasmettitori, determina un’atrofia muscolare. Tale conseguenza produce un serio deperimento di tutte le funzioni cognitive a partire da quelle mnestiche: le prestazioni legate all’impiego della memoria iniziano a manifestare cali, inizialmente sporadici, ma dopo sempre più frequenti, soprattutto nei casi in cui la malattia incalzi rapidamente. Le amnesie possono riguardare episodi vicini nel tempo e quindi la memoria breve termine per esempio ricordare cosa si è mangiato a cena il giorno prima o più lontani e pertanto la memoria a lungo termine come un ricordo della propria infanzia. Per chi vive con un malato di Alzheimer può risultare certo faticoso ripetere più e più volte informazioni che riguardano la vita del paziente, dalle cose più banali alle questioni più complesse, ma certamente ciò è utile per lui per consentirgli di non perdere totalmente il contatto con la realtà. Essere sempre rassicuranti, non sentirsi paranoicamente bersaglio di sfruttamento, evitare di sottolineare le mancanze mnemoniche, possono essere tutti atteggiamenti costruttivi per convivere nel migliore dei modi con un soggetto con questo tipo di disturbo. Da non trascurare sono le emozioni che il soggetto può vivere: esse vanno fatte esprimere, accolte e rispecchiate, restituite cioè con calorosa benevolenza; non stancarsi neppure di ricordare e ripetere le coordinate spazio-temporali, laddove necessario, dove si è, chi si è, perché si è lì, da quando. Frequenti sono infatti i comportamenti di “vagabondaggio”, attuati che non di rado confluiscono in tristi storie di scomparse.

Anche creare un contesto di vita accogliente, con routine da cui non facilmente ci si discosti può rappresentare un utile suggerimento.

Circa il linguaggio verbale, altra area problematica in chi manifesta tale morbo, il “convivente” può motivare il malato a comunicare, incoraggiarlo se lui, notando carenze emergenti, può sentirsi demoralizzato a farlo. Anche adottare uno stile linguistico più sobrio e concreto, senza il ricorso a espressioni linguistiche ricercate o metaforiche, ma con un eloquio diretto e chiaro. Altri aspetti davvero utili che il “convivente” del malato può tenere sotto controllo, sono quelli relativi alla sua gestione globale e alla cura in senso lato: igiene quotidiana, abbigliamento, alimentazione, relazioni con terzi, attività ricreative anche semplici come giocare a carte, legger un giornale, consultare un computer o navigare in internet. Mantenere attive queste aree di vita è opportuno sia per il malato stesso, sia per chi gli vive accanto, poiché garantisce una migliore qualità di vita che ha delle implicazioni positive su tutto il sistema.©

 

 

 

 

Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista,nutrizionista

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L’ Anguria

C’era una volta… l’anguria

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Nei secoli, l’anguria, come tanti altri frutti e diverse verdure, ha subito una trasformazione incredibile grazie alla della genetica.

A rivelarci le fattezze dell’antenata dell’anguria è un dipinto di Giovanni Stanchi realizzato nel XVII secolo. L’anguria è uno dei frutti maggiormente dissetanti, rinfrescanti e ricchi d’acqua. È uno dei simboli dell’estate ed il frutto di stagione per eccellenza.

Oltre ad un sapore delizioso, l’anguria presenta proprietà nutritive e benefiche interessanti; sapevate, ad esempio, che le angurie dalla polpa più rossa possono superare i pomodori per quanto riguarda il contenuto di licopene ?

La normale composizione dell’anguria vede la presenza del 92% di acqua e dell’8% di zuccheri comunemente presenti nella frutta. Il suo consumo contribuisce dunque alla nostra idratazione durante le giornate più calde. In estate, mangiare anguria ogni giorno permette di proteggere la pelle dai rischi legati ad una eccessiva esposizione ai raggi UV.

L’anguria è un frutto energetico. Una semplice porzione di anguria può aumentare i livelli di energia del 23%, ciò accade per via del suo contenuto di vitamina B6, che il corpo utilizza per sintetizzare la dopamina, promotrice del benessere. L’anguria contiene inoltre magnesio, che viene utilizzato dal nostro corpo per rifornire di energia le cellule. La citrulina è un amminoacido che viene utilizzato dall’organismo per la produzione di arginina. L’arginina è ritenuta un vero e proprio viagra naturale, in grado di dilatare i vasi sanguigni e di migliorare l’afflusso di sangue verso gli organi genitali.

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L’anguria è uno dei frutti più leggeri e meno calorici che abbiamo a disposizione durante l’estate. Ciò avviene grazie alla sua ricchezza d’acqua e alla completa assenza di grassi. Le calorie derivano dal contenuto di zuccheri naturali dell’anguria, ma sono comunque davvero poche. Anche chi è attento alla linea può mangiare l’anguria senza problemi e trarre dei benefici perché questo frutto ricco d’acqua stimola la diuresi e

Secondo gli studiosi, l’anguria – apprezzata da adulti e bambini – potrebbe diventare una nuova arma naturale per tenersi in forma e proteggere il cuore grazie all’azione della citrullina, amminoacido non essenziale, cioè che può essere sintetizzato dall’organismo. La citrullina previene l’ipertensione e protegge l’apparato cardiovascolare in quanto è in grado di equilibrare la pressione e di mantenere elastiche le pareti arteriose. Questo amminoacido viene inoltre utilizzato per la disfunzione erettile, in quanto sarebbe capace di far raggiungere e mantenere l’erezione garantendo la concentrazione necessaria di ossido nitrico

Volendo specificare i valori nutrizionali dell’anguria, possiamo dire che si tratta di uno schema che può essere così suddiviso, per ogni 100 grammi: acqua (95,3 grammi), carboidrati (3,7 grammi), proteine (0,4 grammi), fibre (0,2 grammi), assenti i grassi.

Il sapore dolce di questo frutto in realtà appartiene alla famiglia delle cucurbitacce, la stessa di cetrioli, zucchine, zucca e melone è dato, oltre che dal modesto quantitativo di zuccheri, dalla presenza di particolari sostanze aromatiche.

Se consumato al termine dei pasti il cocomero non è ben digeribile, in quanto il suo elevato contenuto d’acqua tende a rallentare la digestione diluendo i succhi gastrici; quindi il suo consumo è sconsigliato a chi soffre di cattiva digestione ed è comunque meglio mangiarla lontano dai pasti.

L’anguria è fonte di minerali, in particolare potassio, fosforo e magnesio, e di vitamine, soprattutto la Vitamina C. Questo frutto è ricco di antiossidanti come il beta-carotene, precursore della Vitamina A, e il licopene, tipico del pomodoro e dei vegetali rossi. Licopene, un carotenoide responsabile della colorazione rossa dei vegetali come pomodori, anguria e frutti rossi.

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Possiede una spiccata attività antiossidante, che lo rende efficace nella prevenzione dei tumori e nella lotta all’invecchiamento. Ha anche un’azione antinfiammatoria, inibisce la formazione delle placche aterosclerotiche e protegge gli occhi dalle degenerazione che si ha con l’avanzare dell’età.

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L’anguria, povera di sodio contrasta la cellulite , è un frutto ricchissimo di acqua e altamente diuretico, quindi contrasta la ritenzione idrica favorendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

Questo è naturalmente benefico per l’apparato circolatorio, riducendo la formazione anche proprio della tanto odiata cellulite.

Previene la cistite, essendo diuretico,  aiuta la disintossicazione dei reni e della vescica contrastando la crescita dei batteri.

Favorisce la perdita di peso per l ’alto contenuto di acqua che conferisce un elevato senso di sazietà. Mantiene il benessere della pelle Grazie al contenuto di beta-carotene, il consumo di anguria ritarda l’invecchiamento della pelle e la mantiene elastica. La vitamina C, invece, assicura la produzione di collagene indispensabile per una pelle sana.

Il modo migliore per consumare l’anguria è sicuramente quello di gustarla fresca, magari sotto l’ombrellone. Può essere utilizzata per preparare centrifughe dissetanti, estratti o frullati.

Il cocomero è anche alleato per la bellezza. Si possono preparare maschere casalinghe a base di cocomero per rigenerare la pelle stanca unendo polpa di cocomero, latte e succo di limone. 
Per sconfiggere le occhiaie potete invece mettere sugli occhi chiusi due fettine di cocomero fresco e tenerle in posa almeno 15 minuti. Gli effetti sono molto simili a quelli del cetriolo.

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I soggetti allergici all’aspirina o derivati, dovrebbero consultare il medico prima di consumare l’anguria in quanto essa contiene dei salicilati naturali. Infine ricordiamo che un consumo eccessivo di anguria è controindicato in caso di diabete, dato l’elevato indice glicemico. Tuttavia, se associata ad un pasto ricco di fibre che riducono l’assorbimento degli zuccheri, si possono consumare 200 gr di anguria una volta a settimana. ©

                                                      dr.Giulio Lattanzi

Asparagi (Asparagus officinalis)

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Non solo disintossicanti e diuretici, ma ricchi di vitamine, sali minerali e sostanze energetiche, con proprietà antiossidanti e protettive verso i capillari.

Sono originari dell’Asia, ma oggi sono ormai diffusi in tutta Europa. Si tratta di piante erbacee perenni appartenenti alla famiglia delle Liliaceae, quindi la stessa di aglio e cipolla. Esistono gli asparagi coltivati, che derivano dall’asparago comune (Asparago officinalis) e gli asparagi selvatici (Asparago pungente o acutifolius), dal sapore più intenso.

Gli Asparagi rappresentano una coltivazione che l’uomo padroneggia dai tempi più remoti, prima gli Egizi, poi i Romani (citazione di Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”), poi nel tempo raccoglitori e agricoltori, ne hanno perfezionato la coltura e la tradizione.

Vengono raccolti a partire da gennaio, raggiungendo il massimo della maturazione in primavera. La raccolta avviene quando i germogli spuntano dalla terra, altrimenti perdono in tenerezza ma anche in sapore.

Gli asparagi più noti hanno colore verde, ma esistono anche asparagi bianchi, viola e rosso-viola. Queste differenza cromatiche non comportano diverse proprietà nutrizionali ma solo un sapore differente.

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In Italia tra i più noti troviamo l’asparago di Cesena e il Napoletano. A Monaco di Baviera esiste persino un museo dedicato a questo ortaggio. Gli asparagi possiedono numerose proprietà benefiche per la nostra salute, grazie alle sostanze in essi presenti.

Gli asparagi sono costituiti per la maggior parte da acqua e contengono poche calorie,  apportano infatti solo 24 kcal per 100 grammi di parte edibile e sono indicati in caso dieta a basso regime calorico.

Oltre ad esser ricchi di fibre e di antiossidanti sono una fonte importante di minerali, in particolare di potassio, e di vitamine, soprattutto la vitamina C e i folati.

Altre sostanze caratterizzanti degli asparagi sono l’asparagina, la rutina e il glutatione.

I più noti benefici degli asparagi sono probabilmente quelli depurativi, diuretici  e drenanti. Grazie all’abbondanza di acqua e potassio e alla presenza di asparagina, questi ortaggi stimolano la diuresi e la funzione epatica e renale, aiutando ad eliminare le tossine e il ristagno di liquidi favorendo il drenaggio ed contribuendo alla riduzione della cellulite.

Uno studio pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry ha dimostrato che negli asparagi è presente una sostanza che inibisce l’enzima di Conversione dell’Angiotensina , impedendo l’ipertensione e preservando quindi le funzioni renali. Sono ricchi di rutina, sostanza che migliora il microcircolo,  bioflavonoide presente in diverse piante e capace contrastare la formazione degli edemi favorendo la permeabilità dei capillari sanguigni.

Negli asparagi sono presenti sostanze ad azione antiossidante come la Vitamina C e l’acido folico, aiutando a combattere radicali liberi .

Gli asparagi vantano ottime proprietà nutrizionali (fibre, vitamine e sali minerali); inoltre, sia il germoglio commestibile, sia le radici della pianta (in decotto), stimolano sensibilmente la filtrazione renale. Questo aspetto, che per molti rappresenta un pregio metabolico dovuto all’abbondanza di alcuni sali minerali, per altri costituisce il frutto dell’interazione tra alcune molecole presenti negli asparagi ed i reni, ragion per cui l’ortaggio NON è univocamente ritenuto consigliabile nell’alimentazione del nefropatico.

Come se non bastasse, a causa dell’elevata concentrazione purinica, gli asparagi costituiscono un alimento da evitare assolutamente in caso di gotta o iperuricemia difficilmente compensabile; poco importa se vantano proprietà diuretiche, essi possono favorire l’insorgenza di acuzie gottose nei soggetti predisposti e come tali sono da escludere.

Per la significativa concentrazione di acido aspartico e gruppi solfurei, gli asparagi conferiscono fin da subito un odore piuttosto intenso alle urine. Questa caratteristica, che a quanto pare non risulta totalmente univoca, è stata oggetto di alcuni approfondimenti scientifici. Pare che la discrepanza tra l’odore delle urine nei vari soggetti non sia dovuta alla presenza o meno di certi cataboliti, bensì alla capacità di percepirli all’olfatto; a tal proposito, alcuni ricercatori hanno rilevato la presenza di una fetta di popolazione, corrispondente al 40% del totale, che non è in grado di avvertire il tipico odore dell’urina dopo l’ingestione degli asparagi. Questa reazione, che nei soggetti sani si manifesta anche dopo pochi minuti, è da tempo considerata un metodo semplice per monitorare l’efficienza della filtrazione renale.

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Gli asparagi sono utilizzati anche in campo fitoterapico, in farmacia è possibile trovare tisane a base di radice di asparago dalla forte azione drenante e depurativa o come estratto secco con elevata concentrazione asparigina. ©

 

 

                                                                                                       Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista

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Radicali liberi e Melograno (Punica granatum) una guerra impari……

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La produzione di radicali liberi è un evento fisiologico e si verifica normalmente nelle reazioni biochimiche cellulari, soprattutto in quelle che utilizzano ossigeno per produrre energia. Gli stessi radicali liberi possono essere prodotti anche a causa di fattori esterni. Ogni cellula di ogni essere vivente, vive, respira e come tale produce radicali liberi, ma in determinate condizioni tale processo diviene negativamente influenzato soprattutto quando siamo alla presenza di inquinamento, droghe, fumo attivo e passivo, alcol, farmaci, Raggi ultravioletti e radiazioni ionizzanti compresa la prolungata esposizione al sole, stress psicofisico prolungato ed attività fisica intensa. Proprio cosi durante il metabolismo energetico la maggior parte dell’ossigeno si combina con gli ioni H+ per formare acqua. Una piccola percentuale di O2, normalmente compresa tra il 2 ed il 5%, sfugge a questo processo e contribuisce alla formazione dei radicali liberi.

Un’attività fisica intensa richiede maggior apporto di antiossidanti a causa dell’ossidazione messa in atto durante la pratica sportiva, chi pratica sport intensi dovrebbe assumere più antiossidanti rispetto alla media ed inoltre per combattere la produzione di radicali liberi è bene limitare l’apporto calorico complessivo ed il consumo di grassi, fritture, sale, salumi e carni alla griglia.

Fondamentale suggerimento diviene quello di introdurre più alimenti antiossidanti nella propria dieta, variandoli nei giorni, utilizzando nello specifico quelli con indice ORAC più elevato.

Gli antiossidanti naturali sono sostanze presenti nei cibi che sono in grado di proteggere l’organismo dall’azione negativa dei radicali liberi. Gli antiossidanti sono una potente arma contro il danneggiamento delle cellule che sta alla base di molte patologie, in particolare tumori e malattie degenerative. Per quantificare il potere antiossidante degli alimenti il dipartimento dell’agricoltura americano ha elaborato appunto  una scala, chiamata ORAC (Oxygen Radicals Absorbance Capacity), basata sulla capacità di assorbimento del radicale. La misura consigliata dagli esperti per stare in salute è quella di assumere almeno 5000 unità ORAC al giorno, un quantitativo più che sufficiente a proteggersi dai danni dei radicali liberi pensate che una mela presenta 300 unità ORAC, una pesca 250 unità,una melanzana 330, un succo di pompelmo 1300 unità ORAC, mentre il succo di melograno puro 100 gr a 6000 unità ORAC.

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La lotta ai radicali liberi è fondamentale per la vita della cellula e per il suo prolungamento pensate che tale meccanismo viene innescato abitualmente da madre natura per la protezione delle piante aumentando la concentrazione di Flavonoidi, coenzima Q e vitamina E, e soprattutto di Polifenoli, tanto più presenti a seconda delle difficoltà ambientali dove cresce la pianta e dove si matura il frutto; quindi maggiore presenza di polifenoli nei frutti di bosco, abituati a crescere in un ambiente ostile rispetto alla semplice mela che pur contenendone né presenta molti meno.

La presenza di antiossidanti è la più importante proprietà di frutti di ogni genere grazie alla capacità di combattere i radicali liberi, tra i frutti indicati quello che risulta in testa per concentrazione ORAC è il melograno, fonte miracolosa di antiossidanti, tipico frutto autunnale, originario dell’Asia che nel corso dei secoli ha raggiunto l’Europa e l’Italia.

Il Melograno è’ un frutto poco calorico, pensate che 100 grammi di melagrana contengono circa 65 kcal, anticamente si pensava che il succo del melograno rappresentasse il sangue del dio Dioniso, e sembra che la dea dell’amore, Afrodite, lo avesse piantato sulla terra in suo onore.

Composto da una scorza rossa o rossastra all’interno della quale si raccolgono i succosi arilli rossi, spicca soprattutto per le sue caratteristiche,  fonte di numerosi fenoli, ed altri ellagitannini particolarmente attivi contro i radicali liberi, i tannini idrolizzabili  presenti anche nelle more, lamponi, fragole, mirtilli rossi. Il melograno presenta anche elevata concentrazione di acido punico (dal nome scientifico del melograno: Punica granatum) di vitamina C, seguita anche dalle vitamine del gruppo B e quelle A ed E.

Da poco tempo si è scoperto che la melagrana, ha un’azione riequilibrante sul sistema ormonale ed una immunostimolante, con valenze specifiche nella donna e nell’uomo. Studi recenti hanno confermato la funzione regolatrice della melagrana sugli sbalzi d’umore tipici della menopausa e sul rafforzamento delle ossa, sembra che in caso di tumore della prostata, il succo di melagrana agirebbe addirittura da scudo contro le cellule cancerogene come rivela uno studio dell’Università del Wisconsin, negli Stati Uniti.

La principale proprietà della melagrana oltre alle miracolose capacità antiossidanti  riguarda l’azione su cuore e arterie: grazie al consistente contenuto in flavonoidi è un alimento perfetto per preservare l’elasticità dei vasi sanguigni e prevenire le malattie cardiovascolari. Il succo di melagrana si può preparare anche in casa centrifugando i semi dei frutti freschi, una volta privati della parte bianca che presenta un gusto amarognolo e poco gradevole.©

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Pollo con uva e melograna

Ingredienti Pollo con uva e melagrana per quattro persone

800 gr di pollo, 2 grappoli piccoli di uva bianca e nera,1 limone, una noce di burro vegetale, Bacche di ginepro q.b., 2 melagrana, Vino bianco q.b., Olio extravergine di oliva q.b., Peperoncino q.b, Sale rosa  q.b.

Lavate il pollo e asciugatelo per bene, strofinate con peperoncino in grani e bacche di ginepro. Mettetelo a marinare con vino bianco, un poco di olio e sale Rosa per una mezz’ora. Trascorso questo tempo, mettete il burro vegetale  e l’olio di oliva in un tegame, e fatevi cuocere i pezzi di pollo per circa 15 minuti con coperchio. Alzate la fiamma e fatelo rosolare. Ricavate il succo di una melagrana e unitelo al succo del limone.

Consiglio:Il succo della melagrana si può ottenere utilizzando uno schiacciapatate. Versate il succo sul pollo che si sta brasando. Unite infine i chicchi di uva bianca e nera precedentemente lavati. Unite anche i chicchi dell’altro melagrana. Finite di cuocere e servire caldo.©

 

                                                                                                       26Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista

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Ritorno al passato……

Nel tempo si sono perpetuate conoscenze e luoghi comuni totalmente infondate su evidenze scientifiche ,ma basate su esperienze personali o su racconti tramandati nei secoli; una canzone popolare evocava importanza di bere “il latte, il latte conviene e fa bene a tutte le età “, era degli anni 60 il problema è che i medici ancora ci credono, se la sono bevuta, come si sono bevuti che il formaggio fa bene alle ossa, che lo zucchero fa bene al cervello, che la carne da energia e che la pasta fa ingrassare mentre le proteine fanno dimagrire.

Continuo ad osservare in occasioni saltuarie come i pasti delle unità coronariche contengano formaggi, salumi e uova, mentre reparti di diabetologia con pasti a base di pane bianco e purea di patate; visionato menù di mense scolastiche, grazie alla presenza di una persona amata che ci opera dentro, contenenti  prodotti animali distribuiti tutti i giorni con dosi di proteine tali che se i bambini mangiassero effettivamente tutto avrebbero introdotto a mezzogiorno tutte le proteine necessarie nell’intera giornata.

Dall’antichità non solo possiamo trovar miracolosi prodotti naturali con proprietà fitoterapiche indiscutibili, ma anche principi nutrizionali non alterati e genuini tali da permetterci un miglioramento della Nostra qualità di Vita.

Spesso sentiamo affermare come basti mangiare meno per non ingrassare e per stare bene; questo è assolutamente deleterio, questo non è vero !

Oggi è fondamentale concentrare l’attenzione non solo sul peso corporeo, ma sulla composizione e sulla distribuzione del grasso.

Occorre spostare la valutazione degli effetti del cibo sulla salute metabolica; la dieta ipocalorica basata solo sul calcolo giornaliero delle calorie oltre a non aver alcun fondamento scientifico, ha una durata talmente limitata che non porta a nessun beneficio.

Fondamentale oggi diviene passare dai grammi alle porzioni, la ricerca scientifica oggi conferma quanto da Me sostenuto da tempo, come la sequenza degli alimenti di un pasto, quindi l’ordine come si assumono, sia la chiave del controllo della composizione corporea e ormonale del Nostro organismo dopo ogni pasto.

Inoltre oggi fondamentale diviene la qualità del cibo che si assume, la composizione chimica alimentare di ogni micronutriente presente negli alimenti e le modalità di allevamento.

Un alimento da me considerato indispensabile per una corretta e sana alimentazione, snobbato oramai in un epoca di ricchezza ed agio, dove non ci accorgiamo come dilaghino le patologie del benessere, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia ed obesità è il Miglio (Panicum miliaceum), cereale rustico e poco esigente si adatta a crescere sotto molti cieli diversi, da quelli tropicali a quelli freddi del Nord Europa.

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Il miglio è il cereale più antico nella storia dell’alimentazione umana. Originario dell’Asia centrale (probabilmente dell’India), era consumato già in epoca preistorica, quando veniva raccolto allo stato selvatico. La sua coltivazione richiede pochissime cure, quindi era adatta a popolazioni primitive e seminomadi. Apprezzato già dai sumeri, venne coltivato poi dagli egizi e dai romani, che ne apprezzavano le virtù nutritive e la lunga conservabilità.

Il miglio compariva abitualmente sulle tavole dei nostri avi e, insieme a orzo, grano, ceci, lenticchie, cipolle, aglio, porri e cetrioli.

Fino all’arrivo del mais rappresentò comunque un alimento di base nell’Italia settentrionale, dove veniva consumato sotto forma di polentina.

Il tegumento, coriaceo, è impossibile da masticare e del resto privo di nutrienti. Contiene però glutine, a differenza del semino interno: se la decorticazione non è ben fatta, il cereale non può quindi essere destinato ai celiaci

Il chicco di miglio, se correttamente conservato, può restare commestibile anche per vent’anni. Nel 1378 Venezia, assediata dai Genovesi, si salvò grazie al miglio stoccato nei suoi magazzini.

E’ ricco di carboidrati (72%) di ottima qualità, apporta una discreta quantità di proteine (11%) ed è povero di grassi (3,6%). Fornisce un buon apporto di vitamine del gruppo B, soprattutto di tiamina (B1), importante per il metabolismo dei carboidrati e per l’attività dei nervi, dei muscoli e del cuore. Contiene anche una discreta quantità di vitamina A. Il miglio contiene lipidi in proporzione variabile con una percentuale elevata di acidi grassi insaturi (78-82%).

l miglio è quindi una vera farmacia naturale: contiene vitamina A, del gruppo B e acido folico, ma anche ferro, calcio, fluoro, potassio, magnesio, zinco, silicio aminoacidi solforati come la cisterna, importante per rallentare la cura dei capelli (promuove la formazione della cheratina) ma anche per la protezione delle unghie fragili, delle ossa e dello smalto dei denti.

Diuretico ed energizzante, il miglio è consigliato in fitoterapia per contrastare lo stress, l’anemia, la depressione e la stanchezza, in particolare quella di origine intellettuale.

Gli viene attribuita la proprietà di combattere gli aborti, e quindi è consigliato alle donne in gravidanza.

 

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Non a caso, nell’antica mitologia tedesca esisteva una dea protettrice della fertilità che dimorava sul Monte del Miglio

E’ particolarmente ricco in lecitina, sostanza in grado di svolgere un’ottima azione di controllo sui livelli di colesterolo nel sangue e che migliora la memoria, la concentrazione e le attività intellettuali in genere; fornisce un ottimo apporto di colina, sostanza fondamentale per la funzionalità nervosa.

E’ un cereale facile da digerire, per questo particolarmente adatto nella prima infanzia, nei soggetti anziani, nella convalescenza, per le donne in gravidanza (secondo alcuni autori è in grado di ridurre la frequenza degli aborti) e per chi svolge intensa attività intellettuale.

E’ leggermente rifrescante, per cui si può considerare più adatto al consumo primaverile-estivo e ai pasti della prima metà della giornata.

Un’altra caratteristica di estremo interesse è data dalle sue proprietà alcalinizzanti: per la sua ricchezza in minerali come calcio e magnesio, il miglio è l’unico cereale che aiuta l’organismo ad eliminare le scorie acide, prodotte in grande quantità dall’alimentazione moderna occidentale e dai nostri ritmi di vita troppo stressanti.

Combatte lo stress, la depressione, la stanchezza. Un ultimo pregio che lo rende adatto anche ai frenetici tempi moderni è la sua facilità di preparazione: bastano 15 minuti di cottura in acqua bollente. Prima di versarlo in pentola, tuttavia, è opportuno sciacquarlo abbondantemente con acqua corrente fino ad eliminazione di ogni torbidità.

Il miglio si può mangiare come tale con un poco di olio e di spezie ma può essere utilizzato per preparare ottimi minestroni, deliziose creme vellutate, ripieni di verdure di stagione, polpette e sformati.©

Per dilettarVi in cucina ecco una speciale ricetta :

Polpette di miglio alle verdure con crema di fave

Ingredienti per 32 polpette

    Miglio decorticato bio 200 g ,Acqua 550 g ,Olio extravergine d’oliva 25 g ,Pangrattato senza glutine 50 g, Prezzemolo tritato 5 g, Curcuma in polvere 10 g ,Aglio 1 spicchio, Zucchine 100 g, Carote 100 g, Scalogno 15 g , Melanzane 100 g , Prezzemolo tritato 5 g

Per preparare le polpette di miglio alle verdure con crema di fave, iniziate dalla preparazione del miglio. Sciacquate bene sotto un getto di acqua fredda il miglio e scolatelo, tritate finemente lo scalogno , e tagliate a dadini la carota .Tagliate, sempre a cubetti, anche la melanzana  e la zucchina  e mette il tutto da parte. Poi scaldate l’olio in una padella e aggiungete il miglio lasciatelo tostare per qualche minuto, mescolando di tanto in tanto , quindi versate a filo l’acqua calda  e lasciate cuocere per 25 minuti. Una volta cotto, traferite il miglio in una ciotola e lasciatelo raffreddare completamente. In un’altra padella fate appassire lo scalogno in un filo d’olio a fuoco basso, quindi aggiungete le carote),poi le melanzane ed infine le zucchine. Salate il tutto ,e lasciate cuocere per 20 minuti sfumando con un mestolo di acqua calda o brodo vegetale fino a che non diventeranno morbide. Dedicatevi ora alla preparazione della crema di fave: sgranatele una ad una e una volta sgranate tutte , fatele sbollentare per circa 10-15 minuti. Versate quindi le fave in un contenitore dai bordi alti, aggiungete olio, menta e sale e frullate il tutto con un frullatore ad immersione, fino ad ottenere un composto cremoso. Aggiungete al miglio freddo: le verdure,il prezzemolo tritato, uno spicchio d’aglio schiacciato e la curcuma. In ultimo unite anche 50 g di pangrattato senza glutine. Cuocete le polpette in forno statico a 180° per 18-20 minuti oppure in forno ventilato a 160° per 10-15 minuti. Servite le vostre polpette di miglio alle verdure insieme alla crema di fave.

 

 

 

 

 

                                                                                                       26Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista

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Insalata di sedano rapa, mela e noci

fantastic

Natura e Mente in Cucina

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Conosciuto sin dall’epoca degli Antichi Greci, il sedano rapa è stato utilizzato, nel corso dei secoli, anche come pianta medicinale. Per molto tempo dimenticato, solo di recente è ricomparso tra gli scaffali del reparto verdure.

Assieme agli ortaggi più conosciuti come carote, finocchi, sedano a coste e prezzemolo, il sedano rapa fa parte della famiglia delle Ombrelliferie. Del sedano ricorda il sapore pungente mentre per forma assomiglia più ad una rapa un po’ bitorzoluta e scura.

In piena stagionalità fino ai prossimi freddi invernali, potremo approfittare per fare un pieno di vitamine antiossidanti (A,C,E) e di sali minerali, in particolare ferro, manganese e potassio.

Per meglio godere di queste ottime proprietà sarebbe meglio mangiarlo a crudo in insalata, come in questa ricetta, accompagnato da mele e noci. Utilizzate il condimento che più vi piace (QUI trovate qualche idea) oppure semplicemente con olio e limone …

insalata-di-sedano-rapa-mele-e-noci-2Nella sezione “Proprietà” troverete informazioni e curiosità…

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Carciofo (Cynara Scolymus)

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Nome botanico del carciofo, il termine che designa il genere, Cynara, deriverebbe da cinis, cenere, e sarebbe legato alla consuetudine dell’uso della cenere per rendere più fertili i terreni destinati ad ospitare la coltura di questa pianta.

Secondo la mitologia classica Greca, Cynara , era una bella ninfa dai capelli color cenere che avrebbe fatto innamorare nientemeno che il sommo Giove e, sua moglie, Giunone, gelosa e a dir poco irritata dall’ennesima scappatella extraconiugale del marito, l’avrebbe cosi’ trasformata in una pianta di carciofo, spinosa ed inaccessibile.

Anche gli Egizi, conoscevano ed amavano il Carciofo, tanto è vero che la sua immagine appare nei dipinti ritrovati all’interno delle piramidi, secolari Tombe dei Faraoni, e proprio in queste raffigurazioni è evidente che veniva impiegato per curare le malattie epatiche a quel tempo molto diffuse.

Caterina de’ Medici, che né era eccessivamente ghiotta, introdusse la coltivazione alla corte del re di Francia: Luigi XIV° né andava letteralmente pazzo, per cui nell’orto reale di Versailles né fece coltivare diverse qualità. A quel tempo anche  Madame du Barry, stimolava gli ardori di Luigi XV° con un piatto di carne di cervo e fagiano, cucinati nel vino bianco con contorno di asparagi, pepe e carciofi.

In Italia, come in Francia e Spagna, il carciofo è un ortaggio molto diffuso, arriva sul banco dei fruttivendoli verso la metà di novembre e vi rimane fino a tutto marzo e oltre. Quello che gustiamo della pianta alta più o meno un metro con grandi foglie lanceolate è il grande bocciolo con le sue brattee (che chiamiamo erroneamente foglie) ed il tenero ricettacolo (fondo o girello).

Per la forma eretta, l’eleganza della personale fioritura, per il tipico e caratteristico sapore, dall’intrinseca raffinatezza come lo definivano gli antichi romani, il carciofo è giustamente considerato il “Re dell’orto”

Ricco di calcio, ferro, sodio, fosforo e potassio e vitamine A, B1, B2, C, PP, tonico e digestivo, grazie alla cynarina il carciofo provoca un aumento del flusso biliare e della diuresi, svolgendo un’importante funzione coleretica. Epatoprotettore ed epato-stimolante è di grande aiuto nelle diete finalizzate a ridurre il tasso di colesterolo nel sangue, l’incubo di questi nostri tempi sedentari e sazi. Insomma, stimola il fegato, purifica il sangue, fortifica il cuore, dissolve i calcoli e sembra che contribuisca anche a calmare la tosse.

Doti terapeutiche che non erano sfuggite all’occhio attento dell’autorevole medico cinquecentesco Castor Durante da Gualdo (1529 – 1590), che nel suo Il tesoro della sanità, un diffuso breviario del “ mangiar sano” d’età tardo rinascimentale, definisce i carciofi “aperitivi”, ovverosia capaci di ‘aprire’ lo stomaco al cibo, stimolarne la secrezione gastrica, e risultare “grati al gusto ”.Con gli altri ortaggi freschi, occupa un ruolo importante nella dieta mediterranea nella cosiddetta “piramide alimentare”, la cui base è rappresentata proprio da frutta ed ortaggi da consumarsi abbondantemente, mentre sono da ridurre sempre più con l’aumento dell’età, il consumo di patate, pasta, carni, grassi e zuccheri.

In farmacologia, gli estratti di carciofo, sia da foglie che frutti e radici, sono stati utilizzati come medicinali sin dall’antichità. Negli anni ’60 del secolo scorso, è stato individuato uno dei principi attivi che determina nel carciofo il gusto leggermente aspro: la “Cynarina”, sostanza amara contenuta nelle radici e nelle foglie, a cui è riconosciuto il merito di produrre effetti curativi sul fegato, dalle foglie fresche e dal fiore del carciofo, si estraggono elementi con particolari proprietà epatoprotettrici utili per mantenere il giusto tasso di colesterolo nel sangue e per diminuire la ritenzione di acqua e quindi la cellulite.

carciofo

Oggi per l’azione terapeutica maggiormente conosciuta,  quella epato-protettrice, è comunque utile consumarlo fresco in insalate o condito o cotto, come sulla ricetta che consiglio dopo, ma per ottener i maggiori effetti benefici, fitoterapici e farmacologici è consigliabile assumerlo in varie forme farmaceutiche presenti oggi in commercio:

in opercoli ( capsule gelatinose contenenti estratto puro liquido da deglutire ), tinture madri da bere, in gocce da deglutire con acqua, in foglie secche per la preparazione di tisane o infusi ( si utilizzano le parti tenere delle pianta o fiori o foglie sulle quali viene versata acqua bollente per poi filtrarne dopo 5 minuti il contenuto) o decotti ( le parti tenere o turgide della pianta come semi, radici, corteccia  sono poste in acqua fredda e fatte bollire per 20 minuti, poi dopo aver lasciato 15 minuti a riposo viene filtrato ). ©

 

Poi per dilettarci in cucina, vi consiglio un piatto veloce, semplice e gustoso da preparar con questo Nostro prezioso frutto di stagione:

carciofi-romaneschi-1

Penne al farro con Carciofi Romani

Per quattro persone :

320 gr . Penne Al farro

8 carciofi romani freschi

100 gr di scamorza romana

olio extra vergine DOP

1 CIPOLLA e mentuccia in quantità

Un bicchiere vino bianco

Peperoncino q.b , Curcuma q.

Pulite i carciofi delle foglie più esterne e metteteli man mano in acqua e limone. Prendete una pentola larga tanto da contenerli tutti, vicini l’un l’altro. Riempiteli con un trito di erbe, mettere olio,  peperoncino e mentuccia per qualche minuto. Nel frattempo tagliuzzare gambi e carciofi e lasciarli in acqua con un pò di limone (per togliere l’amaro).

Dopo una decina di minuti di cottura con coperchio, aggiungere bicchiere di vino bianco e lasciare evaporare.  Nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata con Sale rosa Himalaya , scolarla al dente e versarla nella padella con il condimento di carciofi. Aggiungere alla pasta con i carciofi il parmigiano stagionato 36 mesi grattugiato. Saltare la pasta con i carciofi in padella per un paio di minuti fino a far legare il condimento alle penne , aggiungere Curcuma e peperoncino a piacere.©

                                                                              26   Dott. Giulio  Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista

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