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Le piante medicinali  sono una delle risorse più grandi che la natura ci ha messo a disposizione, con il termine erbe medicinali, erbe officinali o erbe mediche si intendono tutte quelle specie vegetali  impiegate nella terapia sia medica che farmacologica. Le piante o le erbe officinali prendono il nome dal latino “officina” luogo in cui si effettuava l’estrazione di droghe solitamente usate nella medicina popolare

 

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Le proprietà curative sono state desunte osservando l’effetto che queste avevano sugli animali, verosimilmente i primi a farne uso e scoprendo di volta in volta il loro valore terapeutico. Le erbe officinali vengono quindi utilizzate dall’uomo sin dall’alba della sua esistenza, primi testimoni furono proprio gli egizi, che trascrissero su papiri tutte le loro conoscenze, ma abbiamo testimonianze anche da parte degli Assiri, dei Greci e dei Romani. Moltissime erbe medicinali crescono in modo spontaneo e sono diffuse in tutto il mondo, non può stupire quindi il fatto che queste siano state utilizzate da secoli non solo nel campo della medicina, ma anche nell’industria dei profumi e nell’arte culinaria.

Tra questa c’è un frutto tipico del sottobosco, il mirtillo (Vaccinium Myrtillus) ha tradizioni antichissime e viene utilizzato per curare diverse patologie. I mirtilli generalmente crescono nelle zone montane sulle Alpi, Appennini, nei boschi e trovano la loro maggiore diffusione sui terreni ricchi di humus. Secondo alcune recenti ricerche effettuate negli Stati Uniti, queste piccole bacche, sarebbero dotate di un enorme quantitativo di sostanze antiossidanti, in grado quindi di prevenire patologie cardiovascolari, proteggere dai tumori e addirittura ritardare il naturale processo di invecchiamento; queste importanti proprietà ci indicano il loro duplice scopo: una fonte di alimento gustoso e prezioso, oltre all’ importante utilizzo come medicamento.

Il mirtillo nero è quello maggiormente ricco di principi salutari , infatti contiene zuccheri e molti acidi, in particolare l’acido citrico, che protegge le cellule ma anche l’acido ossalico, l’idrocinnamico e il gamma-linolenico e le antocianine, presenti in grandi quantità, rafforzano il tessuto connettivo che sostiene i vasi sanguigni e ne migliorano l’elasticità ed il tono. riescono in tal modo a svolgere un’azione antiemorragica nonché contro i radicali liberi. Tutte questa sostanze poi favoriscono e aumentano la velocità di rigenerazione della porpora retinica, migliorando la vista specialmente la sera, quando c’è poca luce disponibile.

I Mirtilli e, soprattutto quelli neri, trovano impiego nell’insufficienza venosa è un patologia che colpisce un gran numero di persone e secondo gli ultimi dati è una malattia in costante aumento, molti sono dunque quelli che ne soffrono, ma pochi sanno realmente come affrontarla e soprattutto come prevenirla. Gli ultimi dati giunti dall’America circa la prevenzione all’Alzheimer, indicano nel frutto del mirtillo nero, meglio se consumato sotto forma di tisana, un potente antidoto per migliorare la memoria ed ottenere un effetto positivo sull’equilibrio e sulla coordinazione motoria. Tale effetto è stato riscontrato dagli scienziati dell’Università Tufts, a Boston. Dopo aver sottoposto alcuni piccoli topi “anziani” ad una dieta arricchita di bacche blu, gli studiosi hanno osservato un notevole miglioramento delle loro attività motorie e comportamentali, inoltre il processo di invecchiamento sembrava addirittura retrocedere. Le molecole responsabili di questo straordinario “ringiovanimento” sono le “antocianine”, sostanze naturali che conferiscono al frutto il caratteristico colore azzurro, presenti, con una diversa percentuale, anche nelle fragole e negli spinaci. Le antocianine intervengono neutralizzando i radicali liberi, che “stressano” le cellule ,facendole invecchiare prima e spesso danneggiandone il Dna, fenomeno che porta alla degenerazione tumorale.

Il mirtillo è anche indicato in  tutte le forme di tendenza alle emorragie per fragilità dei capillari, disturbi della circolazione in genere e per i problemi alla vista. L’acido idroccinnamico presente nel mirtillo è molto importante per il nostro organismo, in quanto è in grado di neutralizzare le sostanza cancerogene prodotte nell’apparato digerente. Il consumo di alimenti ricchi di sostanze antiossidanti, vedi il mirtillo, assume un importantissimo ruolo per quanto riguarda la salute del nostro organismo; queste sostanze, infatti, sviluppano uno scudo protettivo nei confronti della nostra pelle e soprattutto nella lotta ai radicali liberi. In farmacia reperibile in tintura madre, capsule gelatinose, succo concentrato, tavolette masticabili, estratto secco, gocce ed in foglie.

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Risotto ai mirtilli di Bosco :

Ingredienti: Mirtilli di bosco, Riso basmati, brodo vegetale( ideal dial brodo) Vino Rosso Chianti classico,  olio extravergine di oliva, latte parzialmente scremato, peperoncino in polvere.

Pulite i mirtilli strofinandoli con molta delicatezza con un telo inumidito. Metteteli in una casseruola con il burro e fateli appassire su fuoco molto dolce per qualche minuto, mescolando con molta calma;  aggiungete il riso, lasciatelo insaporire mescolando con calma facendolo amalgamare, aggiungete poi gradualmente il vino e alzate la fiamma.Quando il vino è evaporato iniziate ad aggiungere il brodo bollente a mestoli, unendone altro man mano che viene assorbito; a cottura ultimata e a fornello spento unite latte scremato sufficiente per un risotto cremoso aggiungete poi  peperoncino in polvere, mescolate e completate il piatto con qualche cucchiaiata di formaggio.©

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                                                                                                       Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista

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Cereali “poveri ” & Farro Spelta

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Dall’antichità non solo possiamo trovar miracolosi prodotti naturali con proprietà fitoterapiche indiscutibili, ma anche principi nutrizionali non alterati e genuini tali da permetterci un miglioramento della Nostra qualità di Vita.

Immaginate che nell’arco di una vita media di 83 anni un paziente ingerisce mezza tonnellata di cibo all’anno, 41  tonnellate per tutto il periodo; immaginate solo cosa accadrebbe se tutta questa quantità fosse cibo spazzatura.

Secondo le recenti statistiche Dell’Oms, in Europa oltre il 50% della popolazione adulta è in sovrappeso e circa il 23% delle donne ed il 20% degli uomini sono obesi.

Spesso sentiamo affermare come basti mangiare meno per non ingrassare e per stare bene; questo è assolutamente deleterio, questo non è vero !

Oggi è fondamentale concentrare l’attenzione non solo sul peso corporeo, ma sulla composizione e sulla distribuzione del grasso.

Occorre spostare la valutazione degli effetti del cibo sulla salute metabolica; la dieta ipocalorica basata solo sul calcolo giornaliero delle calorie oltre a non aver alcun fondamento scientifico, ha una durata talmente limitata che non porta a nessun beneficio.

Fondamentale oggi diviene passare dai grammi alle porzioni, la ricerca scientifica oggi conferma quanto da Me sostenuto da tempo, come la sequenza degli alimenti di un pasto, quindi l’ordine come si assumono, sia la chiave del controllo della composizione corporea e ormonale del Nostro organismo dopo ogni pasto.

Inoltre oggi fondamentale diviene la qualità del cibo che si assume, la composizione chimica alimentare di ogni micronutriente presente negli alimenti e le modalità di allevamento.

Ad esempio i grani antichi  altro non sono che varietà del passato rimaste autentiche e originali, ovvero che non hanno subìto alcuna modificazione da parte dell’uomo per aumentarne la resa; generalmente siamo abituati a mangiare la tradizionale farina di grano tenero bianca 0, o 00 con la quale produciamo pane, pasta, prodotti da forno, dolci, ecc. Questa farina però è ricavata da un grano prodotto su larga scala, selezionato e modificato nel corso degli anni per rendere più ricca e abbondante la produzione, un grano tra l’altro molto povero dal punto di vista nutrizionale.

Tra questi il più noto e diffuso è il canadese Kamut, ormai diventato un vero e proprio brand registrato e un business mondiale. Anche l’Italia, però, ha le sue varietà antiche da riscoprire.

Un esempio tra i più conosciuti a livello nazionale è il Senatore Cappelli ma ne esistono molti altri a seconda della regione di produzione. Esistono ad esempio il Saragolla, la Tumminia, il Grano Monococco.

I grani antichi non sono stati rimaneggiati geneticamente dall’uomo e per questo hanno una resa molto minore rispetto al più diffuso e moderno grano. Le loro spighe solo alte con sfumature scure e chicchi irregolari. Non vengono lavorati a livello intensivo e tutto ciò giustifica anche un prezzo di vendita più alto, a fronte però di un prodotto più sano e genuino.

I grani antichi vengono generalmente lavorati con la macinazione a pietra, la farina che si produce è quindi molto meno raffinata rispetto a quella prodotta con grano moderno. Grazie a questo tipo di lavorazione, infatti, si ha un prodotto che potremmo considerare semi-integrale, ovvero rispetto alle farine 0 o 00 si mantengono molto di più le proprietà nutrizionali presenti nel chicco.

La modificazione del grano moderno ha fatto sì che esso diventasse molto più ricco di glutine, con tutti gli svantaggi che ciò comporta per il nostro organismo. I grani antichi, invece, mantengono un rapporto più equilibrato tra presenza di amido e presenza di glutine, contenendo una percentuale minore di questa proteina di cui ultimamente tanto si discute.

La minore presenza di glutine all’interno dei grani antichi, rende la farina da loro prodotta e di conseguenza tutti i prodotti che vi si possono ricavare, molto più leggeri, digeribili e assimilabili di quelli realizzati con il grano moderno. I grani antichi sono adatti a tutti i tipi di preparazione e sono ottimi anche da integrare nell’alimentazione dei bambini.

La sviluppata sensibilità al glutine che si riscontra sempre più frequentemente negli ultimi anni, è probabilmente dovuta ad un consumo eccessivo del grano moderno ricco in maniera smisurata di glutine. Il vantaggio di utilizzare grani antichi, meglio ancora se variando la propria alimentazione con cereali senza glutine, scongiura o quanto meno allontana, la possibilità di sviluppare intolleranza al glutine. I celiaci invece, così come non possono consumare grano moderno, non possono neppure inserire grani antichi nella propria alimentazione.

Tra questi importante posto trova il Farro è denominazione generica attribuita indifferentemente a ben tre specie diverse del genere Triticum, comunemente chiamate “frumenti vestiti”. Fino agli inizi del ‘900 la loro coltivazione era diffusa in alcune valli dell’Appennino e in diverse zone montane d’Italia.

Farro grande, presenta spiga lasca, priva di reste o munita di reste brevissime. E’ il farro di origine più recente (due millenni più tardi di farro piccolo e medio), avendo come progenitore, oltre la specie selvatica Aegilops squarrosa, il T. dicoccum coltivato. Il suo è il centro di origine situato più a oriente, dal Mar Caspio ai territori dell’Afghanistan e del Kazakistan odierni. Farro grande: possiede potenzialità produttive superiori al farro medio, che tuttavia possono esprimersi appieno solo in ambienti non troppo sfavorevoli.

Il fatto era l’alimento base degli Assiri e degli Egizi, di tutti i popoli antichi del Medio Oriente e del Nord Africa; sebbene le origini di questo cereale restino avvolte nel mistero, le prime tracce della coltivazione del Farro spelta in Europa e nel Medio Oriente risalgono a circa 5000 anni fa. Il Farro Spelta aveva un tale importanza, nell’antichità, da essere citata nella Bibbia come uno dei sette cereali originali. I patrizi romani erano soliti distribuirne ai poveri in quello che è considerato il primo sistema assistenziale della storia. Con le grande migrazioni in Europa, la sua coltivazione si diffuse rapidamente in nuove aree.

Nel corso dei secoli la coltivazione del farro è andata sempre più riducendosi, in quanto soppiantato dal grano tenero (discendente dal farro grande e utilizzato prevalentemente per la panificazione) e dal grano duro (discendente dal farro medio e utilizzato per la produzione della pasta), i quali necessitano di costi di lavorazione inferiori a fronte di una resa molto maggiore. Oggi la coltivazione del farro è spesso associata all’agricoltura biologica; nonostante costi di produzione e la resa esigua, il farro riscuote comunque un discreto successo per le sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali, sopra tutto per il suo maggiore contenuto proteico rispetto ad altri tipi di frumenti.

Il farro è povero di amminoacidi essenziali, ma questa carenza viene facilmente compensata dall’accostamento gastronomico con i legumi. Povero di grassi, ricco di fibre, di vitamine e di sali minerali, sazia e non fa ingrassare. La coltivazione del farro è stata rivalutata solo di recente, essenzialmente per le ottime proprietà nutrizionali.

Il farro è ricco di vitamina A, vitamina C, vitamine del gruppo B e sali minerali come fosforo, sodio, calcio, potassio e magnesio. Svolge funzione ricostituente ed antianemica per la presenza di proteine, acidi grassi polinsaturi ed essenziali, ferro , manganese, rame e cobalto.

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La crusca e gli olii contenuti nel suo germe lo rendono un emolliente intestinale, anti stipsi e rinfrescante. La sua caratteristica principale è comunque il suo potere antiossidante dovuto all’alto contenuto di selenio e di acido fitico che ostacolano la formazione dei radicali liberi.

Il farro è uno dei cereali meno calorici: 100 g apportano circa 340 kcal; inoltre contiene l’aminoacido essenziale metionina, carente in quasi tutti gli altri cereali.

I cereali apportano buone quantità di vitamine del gruppo B e anche proteine, che pur essendo di scarsa qualità biologica possono, se unite a quelle dei legumi, dare origine a una miscela proteica di valore biologico paragonabile a quello delle proteine animali.

Il Farro Spelta è un’eccellente fonte di riboflavina, una vitamina necessaria per il corretto metabolismo energetico del sistema nervoso che sembra, pertanto, in grado di ridurre la frequenza degli attacchi di emicrania. L’elevato contenuto di fibre solubili presenti nel farro spelta ha inoltre il vantaggio di ridurre la colesterolemia.

Consigliate le farine ed ogni tipo di pasta corta o lunga contenente esclusivamente Farro biologico, oltra ovviamente al FARRO Spelta da consumare in isalate e minestre©

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                                                                                                      Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista

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Dialisi e Pelle Secca

Dialisi e pelle secca: un binomio fastidioso

Dalle dimensioni particolarmente ridotte, ma organi vitali di primaria importanza per un corretto stile di vita e stato di salute, i reni sono gli organi del nostro corpo deputati allo smaltimento delle scorie corporee e, insieme a vescica, uretere e uretra, vanno a formare il complesso dell’apparato urinario.

Spesso, però, il rene inizia causare dei problemi, non assolvendo più il suo scopo. In particolare, infatti, il rene, oltre a mantenere costante il contenuto dell’acqua all’interno del nostro corpo e a regolare la produzione di eritropoietina, regola efficacemente anche il metabolismo, mantenendo la pressione arteriosa entro i livelli consentiti. Quando il rene non riesce più a regolare tutte queste funzioni, quando consente il passaggio di sostanze tossiche all’interno dell’organismo, s’inizia a parlare d’insufficienza renale che, come conseguenza, nei casi più seri e gravi, porta alla dialisi, un trattamento extracorporeo che consente la depurazione necessaria del sangue attraverso un macchinario.

Ma, oltre ai danni generati dal cattivo funzionamento dei reni, i pazienti sottoposti a un trattamento di dialisi o affetti da insufficienza renale acuta, meno grave di quella cronica e generalmente di tipo reversibile, manifestano anche un prurito fastidioso, localizzato soprattutto al livello delle gambe, del tronco e delle mani, accompagnato da una pelle particolarmente secca che tende a desquamarsi facilmente.

La pelle, in questi casi, assume un colore terreo, spesso accompagnata da lividi ed ematomi bluastri. Questa particolare patologia, definita xerosi uremica, provocata da una ridotta funzionalità delle ghiandole sebacee, può diventare estremamente invalidante giacché, il prurito forte e continuo, in alcuni casi inarrestabile, genera una forte mancanza di sicurezza nel soggetto che ne è colpito, il quale, spesso, preferisce autoisolarsi, evitando quanto più possibile la vita sociale.

Come curare la pelle secca in caso di xerosi uremica

Una pelle secca e pruriginosa, ovviamente, rappresenta un problema non solo a livello estetico, ma anche a livello psicologico. In commercio, esistono tanti prodotti, in special modo detergenti e creme, studiati per lenire la pelle secca.

Tra questi, uno dei più validi è Dexeryl, un detergente, a base di glicerolo, paraffina liquida e vaselina, aiuta a combattere la secchezza cutanea, incidendo anche sul prurito, calmandolo. Senza alcun profumo e senza coloranti, questa crema sfrutta la potente azione dell’acqua che, legandosi al glicerolo, dona un’immediata sensazione di freschezza alla pelle. http://www.farmacialefornaci.it

Considerata particolarmente emolliente, il detergente dermoprotettivo si rivela decisamente utile per combattere la secchezza dovuta alla xerosi uremica, per ridurre il prurito, soprattutto quello più fastidioso a livello delle mani, per bloccare l’ingresso di allergeni all’interno della cute e, infine, migliorare la pelle.

Fungendo da scudo, infatti, il derma è protetto dagli attacchi esterni, risultando più morbido al tatto e decisamente più sano. Anche se è solo un piccolo passo nella lotta alla pelle secca dovuta all’insufficienza renale, il farmaco può migliorare il benessere da chi è afflitto da una patologia così delicata.

Omega 3 (Ώ 3)

 

In numerose occasioni sia sociali e sia professionali mi è capitato di suggerire a pazienti con evidente sindrome metabolica, arruolabili come ideali nello Studio MeMeMe cosa fare e come comportarsi.

Tipizzazione evidente di alcuni rivelava almeno due dei seguenti fattori, o una glicemia superiore a 100 mg/dl, o una circonferenza vita oltre 102 cm per l’uomo o di 88 cm se donna, valori di trigliceridi oltre 150 mg/dl o colesterolo HDL inferiore a 50 mg/dl e mi permetteva consigliare l’impiego di Omega 3 (Ώ 3).

Quindi oltre ai farmaci suggeriti dal Proprio medico di famiglia o dallo specialista, oltre il consiglio di svolgere una sana attività fisica quantificabile con almeno 10.000 passi al dì; io suggerivo assumere 2 grammi al giorno di Omega tre ( Ώ 3 ) durante i pranzi principali al fine di contribuire alla riduzione del processo infiammatorio in corso e limitarne la crescita dei valori infiammatori.

Ora alla luce di una trasmissione andata in onda ieri sera sulla Classica rete di Stato, mi vedo costretto mio malgrado a smentire per l’ennesima volta quanto affermato, a evidenziare quanto oggi tutti a prescindere dalle competenze, dalla Laurea conseguita e dalla specializzazione parlano di Nutrizione, parlano di Alimenti, parlano di Scienza dell’Alimentazione.

Ora vengo al dunque: Affermare e classificare gli omega 3 ( Ώ 3 ) in base alla capacità di sciogliere un bicchiere di plastica, evidenziarne tossicità in base a quest’azione e magari vantando proprietà a quella capsula se non capace di farlo è quanto di peggio si possa fare, è mistificazione, è raccontare senza alcuna conoscenza e competenza una semplice modificazione chimica reale, e venderLa come tossica, come pessima per il Nostro organismo.

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Solo chi a competenze in materia può comprendere senza allarmismi, ma con cognizione di causa il perché quel processo accade e l’inutilità di quanto osservano.

In chimica il simile scioglie il simile, sostanze polari sono solubili in solventi polari come accade per esempio con il Sale da cucina nell’acqua; lo stesso sostanze Apolari sono solubili in solventi apolari , per esempio la vitamina E in Olio di Oliva, sempre per restare nella quotidianità semplificando il processo.

Ora la molecola contenuta negli Omega 3 (Ώ 3) di origine naturale, quelli derivati ad esempio da originali e puri pesci azzurri, come sardine, acciughe e sgombri ha una struttura 3 EPA e DHA simile ai trigliceridi ed altamente assimilabile essendo molto più biodisponibile e con un paragone: fatto 100% olio di pesce naturale, questi Omega 3 (Ώ 3)  hanno biodisponibilità al 124%.

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esistono invece in commercio integratori con comunque Omega 3 (Ώ 3) ad alta concentrazione, ma non di origine animale che hanno struttura simile agli Esteri Etilici EE il cui assorbimento è inferiore, ma mi raccomando RICORDATE ! NON TOSSICI, non Velenosi comunque per l’uomo !

Ora la molecola presente in questi ultimi è un estere etilico ad alta concentrazione e considerata tuttavia sicura dal FDA Americana ed adatta al consumo per essere umano, ma per via della sua particolare polarità è un BUON SOLVENTE per le materie plastiche ! Sottolineo solo solvente senza alterarne le strutture molecolari, senza esser tossica.

La tollerabilità e la sicurezza è comunque garantita perché la superfice del canale digerente umano è ricoperta da una mucosa, matrice acquosa polare che non ha alcuna affinità SOLUTO/SOLVENTE con l’estere etilico.

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Quindi per concludere, suggerisco di continuare ad assumere gli Omega 3 (Ώ 3) per tutti gli effetti benefici riscontrati sull’organismo umano con migliaia di studi diffusi, altresì come per ogni ambito alimentare, nutrizionale e salutare, l’importante è acquistare prodotti di qualità, prodotti con la più elevata concentrazione di omega 3 naturali derivanti dal pesce azzurro e non possibilmente integratori con alta concentrazioni di esteri etilici.©

                                                                                 Dott. Giulio Lattanzi  

                                                                            Farmacista, Nutrizionista                                                                                                        

                                                  

MIGLIO (Panicum miliaceum)

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Cereale rustico e poco esigente, il miglio (Panicum miliaceum) si adatta a crescere sotto molti cieli diversi, da quelli tropicali a quelli freddi del Nord Europa, possiamo cosi affermare che il nostro cereale parla molte lingue, anche se in realtà con il nome di miglio si indicano molti tipi di cereali piccoli, con semi dai colori diversi: porpora, nero, giallo, bianco, grigio, rosso. Variabili anche le dimensioni; ai due opposti troviamo il così detto miglio candela o perla (Pennisetum spp), con piante che sfiorano i 2 metri di altezza, e il minuscolo Poa abyssinica. Altri tipi di miglio sono il dagussa, o miglio indiano (Eleusine coracana), coltivato nelle aree tropicali dell’Asia, e quello giapponese che può essere raccolto in sole sei settimane. Non dimentichiamo infine il panico (Setaria italica), oggi destinato soltanto agli uccelli ma in passato molto diffuso in Italia e spesso identificato con il miglio, per la somiglianza tra i due semi.

Il miglio è il cereale più antico nella storia dell’alimentazione umana. Originario dell’Asia centrale (probabilmente dell’India), era consumato già in epoca preistorica, quando veniva raccolto allo stato selvatico. La sua coltivazione richiede pochissime cure, quindi era adatta a popolazioni primitive e seminomadi. Apprezzato già dai sumeri, venne coltivato poi dagli egizi e dai romani, che ne apprezzavano le virtù nutritive e la lunga conservabilità.

Il miglio compariva abitualmente sulle tavole dei nostri avi e, insieme a orzo, grano, ceci, lenticchie, cipolle, aglio, porri e cetrioli sfamava già i sumeri.

Fino all’arrivo del mais rappresentò comunque un alimento di base nell’Italia settentrionale, dove veniva consumato sotto forma di polentina.

Ai nostri giorni il miglio conosce nel nostro Paese una diffusione e una coltivazione limitate, a scapito della biodiversità e della fruibilità di un prodotto valido e gustoso, che costituisce tuttora l’alimento base di molte popolazioni africane, essendone il cereale più diffuso, anche perché , preferisce il terreno sabbioso e la presenza di strati minerali nel sottosuolo (viene anche detto “grano della sabbia”): difatti è il cereale più ricco di sali minerali (in particolare calcio, magnesio, fosforo, ferro, silicio e fluoro).

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Il tegumento, coriaceo, è impossibile da masticare e del resto privo di nutrienti. Contiene però glutine, a differenza del semino interno: se la decorticazione non è ben fatta, il cereale non può quindi essere destinato ai celiaci

Il chicco di miglio, se correttamente conservato, può restare commestibile anche per vent’anni. Nel 1378 Venezia, assediata dai Genovesi, si salvò grazie al miglio stoccato nei suoi magazzini.

E’ ricco di carboidrati (72%) di ottima qualità, apporta una discreta quantità di proteine (11%) ed è povero di grassi (3,6%). Fornisce un buon apporto di vitamine del gruppo B, soprattutto di tiamina (B1), importante per il metabolismo dei carboidrati e per l’attività dei nervi, dei muscoli e del cuore. Contiene anche una discreta quantità di vitamina A. Il miglio contiene lipidi in proporzione variabile con una percentuale elevata di acidi grassi insaturi (78-82%).

l miglio è quindi una vera farmacia naturale: contiene vitamina A, del gruppo B e acido folico, ma anche ferro, calcio, fluoro, potassio, magnesio, zinco, silicio aminoacidi solforati come la cisterna, importante per rallentare la cura dei capelli (promuove la formazione della cheratina) ma anche per la protezione delle unghie fragili, delle ossa e dello smalto dei denti.

Diuretico ed energizzante, il miglio è consigliato in fitoterapia per contrastare lo stress, l’anemia, la depressione e la stanchezza, in particolare quella di origine intellettuale.

Gli viene attribuita la proprietà di combattere gli aborti, e quindi è consigliato alle donne in gravidanza.

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Non a caso, nell’antica mitologia tedesca esisteva una dea protettrice della fertilità che dimorava sul Monte del Miglio

E’ particolarmente ricco in lecitina, sostanza in grado di svolgere un’ottima azione di controllo sui livelli di colesterolo nel sangue e che migliora la memoria, la concentrazione e le attività intellettuali in genere; fornisce un ottimo apporto di colina, sostanza fondamentale per la funzionalità nervosa.

E’ un cereale facile da digerire, per questo particolarmente adatto nella prima infanzia, nei soggetti anziani, nella convalescenza, per le donne in gravidanza (secondo alcuni autori è in grado di ridurre la frequenza degli aborti) e per chi svolge intensa attività intellettuale.

E’ leggermente rifrescante, per cui si può considerare più adatto al consumo primaverile-estivo e ai pasti della prima metà della giornata.

Un’altra caratteristica di estremo interesse è data dalle sue proprietà alcalinizzanti: per la sua ricchezza in minerali come calcio e magnesio, il miglio è l’unico cereale che aiuta l’organismo ad eliminare le scorie acide, prodotte in grande quantità dall’alimentazione moderna occidentale e dai nostri ritmi di vita troppo stressanti.

Da sempre considerato nelle Medicine Orientali un tonico della milza e dello stomaco, il miglio è in effetti il cereale più consigliabile in caso di gastrite o acidità di stomaco.

Combatte lo stress, la depressione, la stanchezza. Un ultimo pregio che lo rende adatto anche ai frenetici tempi moderni è la sua facilità di preparazione: bastano 15 minuti di cottura in acqua bollente. Prima di versarlo in pentola, tuttavia, è opportuno sciacquarlo abbondantemente con acqua corrente fino ad eliminazione di ogni torbidità.

Il miglio si può mangiare come tale con un poco di olio e di spezie ma può essere utilizzato per preparare ottimi minestroni, deliziose creme vellutate, ripieni di verdure di stagione, crocchette e sformati.©

Per dilettarVi in cucina ecco una speciale ricetta :

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Polpette di miglio alle verdure con crema di fave

Ingredienti per 32 polpette

 Miglio decorticato bio 200 g ,Acqua 550 g ,Olio extravergine d’oliva 25 g ,Pangrattato senza glutine 50 g, Prezzemolo tritato 5 g, Curcuma in polvere 10 g ,Aglio 1 spicchio, Zucchine 100 g, Carote 100 g, Scalogno 15 g , Melanzane 100 g , Prezzemolo tritato 5 g

Per preparare le polpette di miglio alle verdure con crema di fave, iniziate dalla preparazione del miglio. Sciacquate bene sotto un getto di acqua fredda il miglio e scolatelo, tritate finemente lo scalogno , e tagliate a dadini la carota .Tagliate, sempre a cubetti, anche la melanzana e la zucchina e mette il tutto da parte. Poi scaldate l’olio in una padella e aggiungete il miglio lasciatelo tostare per qualche minuto, mescolando di tanto in tanto , quindi versate a filo l’acqua calda e lasciate cuocere per 25 minuti. Una volta cotto, traferite il miglio in una ciotola e lasciatelo raffreddare completamente. In un’altra padella fate appassire lo scalogno in un filo d’olio a fuoco basso, quindi aggiungete le carote),poi le melanzane ed infine le zucchine. Salate il tutto ,e lasciate cuocere per 20 minuti sfumando con un mestolo di acqua calda o brodo vegetale fino a che non diventeranno morbide. Dedicatevi ora alla preparazione della crema di fave: sgranatele una ad una e una volta sgranate tutte , fatele sbollentare per circa 10-15 minuti. Versate quindi le fave in un contenitore dai bordi alti, aggiungete olio, menta e sale e frullate il tutto con un frullatore ad immersione, fino ad ottenere un composto cremoso. Aggiungete al miglio freddo: le verdure,il prezzemolo tritato, uno spicchio d’aglio schiacciato e la curcuma. In ultimo unite anche 50 g di pangrattato senza glutine. Cuocete le polpette in forno statico a 180° per 18-20 minuti oppure in forno ventilato a 160° per 10-15 minuti. Servite le vostre polpette di miglio alle verdure insieme alla crema di fave.

Cumino Nero ( Nigella Sativa )

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Il Cumino Nero è originario della regione mediterranea del nord Africa, ma cresce anche in Turchia e in Oriente. È una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Ombrellifere. I fiori, che si sviluppano in estate, sono di colore bianco, con sfumature azzurrognole, i frutti sono rigonfi e contengono piccoli semi neri. La Nigella Sativa è state ampiamente utilizzata fin dall’antichità nel campo fitoterapico e come condimento alimentare per migliaia di anni. Il Cumino Nero è conosciuto come “il seme Benedetto” da millenni, ed è considerata da sempre un’erba da notevoli proprietà fitoterapiche. Il Profeta islamico Mohammad,nel Corano, ebbe a scrivere: “guarisce ogni malattia, tranne la morte. Conosciuto sin dall’antichità, il cumino era molto amato dai Romani che lo usavano come condimento o ridotto in pasta da spalmare sul pane. I Greci usavano così tanto questa spezia che la tenevano a tavola in un contenitore (come oggi facciamo con il pepe), usanza mantenuta ancora oggi in Marocco. Durante il Medioevo si credeva che il cumino avesse il potere di non far fuggire animali domestici e amanti e che in generale fosse di buon auspicio, soprattutto per le coppie di sposi.

E’ stato trovato nelle tombe dei faraoni egizi ed in India è menzionato in un testa di erbe medicinali di 2500 anni fa. Oggi gli scienziati hanno scoperto che ha potenti proprietà positive per chi vuole migliorare il suo metabolismo e tornare al peso forma. Intorno al medioevo il cumino è spezia usata e coltivata in Europa a cui vengono associati dei poteri magici. In Germania il cumino aiuta a tenere lontani i demoni della foresta (e infatti ancora oggi possiamo trovarlo nel pane tedesco) mentre in Italia si pensava che servisse a non far scappare gli animali ed anche gli amanti.

L’olio dei semi della Nigella ha una particolare importanza nella disintossicazione dell’intestino, poiché un tratto intestinale bloccato può portare a molte altre malattie, come diceva Paracelso: “La morte si trovato negli intestini”. Le tossine possono essere prodotte da normalissimi batteri intestinali e funghi, che non possono essere eliminate inizialmente dall’intestino, a causa di una tendenza alla costipazione, che si verifica nello stesso momento; quest’accumulo di tossine può portare a molti sintomi delle malattie e al danno funzionale degli organi.

In uno studio intitolato Effetto della polvere di cumino sulla composizione corporea e il profilo lipidico nelle donne in sovrappeso e obese 88 donne in sovrappeso/obese sono state divise in due gruppi. Al gruppo sperimentale è stato chiesto di assumere 3 grammi al giorno di cumino in polvere con yogurt in due pasti per 3 mesi. La stessa quantità di yogurt senza il cumino in polvere è stata prescritta al gruppo di controllo.

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Il risultato è stato che chi ha consumato cumino alla fine del periodo aveva meno trigliceridi e colesterolo LDL, più colesterolo HDL, avevano perso più peso e ridotto indice di massa corporea, la circonferenza della vita e la massa grassa era notevolmente ridotta. Un altro studio ha valutato gli effetti del cumino sul metabolismo e l’insulina, che sono due fattori chiavi nel peso corporeo, ed ha concluso che assumere cumino ha avuto risultati positivi in 8 settimane.

Le proprietà del cumino a vantaggio della salute vanno rintracciate soprattutto nel fatto che esso contiene molti antiossidanti. Questi hanno la possibilità di agire contro i radicali liberi, prevenendo processi infiammatori e l’invecchiamento cellulare. L’abbondanza di sostanze antiossidanti consente una disintossicazione naturale dell’organismo. Tuttavia il cumino è importante anche se si soffre di diabete, di colesterolo e di trigliceridi, perché è capace di mantenerne i valori sotto controllo.

Il cumino è molto usato nella cucina del Nord Africa, dell’India e del Medio Oriente ed è presente tra le spezie del curry e quelle del garam masala, una miscela molto diffusa in India.
In Marocco aromatizza la carne arrostita, in Messico si mette nel guacamole, in Francia aromatizza alcuni tipi di pane mentre in Spagna e Portogallo si trova nelle salsicce e nei piatti a base di verdure.
Con il cumino vengono anche aromatizzati alcuni formaggi olandesi e valdostani.

Il cumino fa dimagrire soprattutto grazie all’azione termogenica,
esso innalza il calore corporeo, aumentando la spesa metabolica complessiva del corpo. L’organismo brucia più calorie del solito e, se non ne trova in circolo, va a prenderle direttamente dai depositi adiposi, che ci aiuta in questo modo a sciogliere.

Degli studi hanno registrato che il cumino migliora del 25% la capacità del corpo di disfarsi del grasso in eccesso, colpendo in modo particolare la zona addominale.
Funziona meglio se assunto assieme ad altre spezie come il finocchietto, l’anice, la senape, curcuma e lo zenzero. Il cumino lavora anche da stimolante per il processo digestivo. Il cibo, sarebbe meglio dire gli scarti, vengono spinti più velocemente verso l’uscita e ciò diminuisce il loro tempo di permanenza all’interno del colon, con tutte le conseguenze positive in termini di esposizione a sostanze tossiche e possibilmente cancerose.

Gli scienziati del Cancer Immuno-Biologv Laboratory del South Carolina scrivono: `Il cumino nero partecipa alla stimolazione del midollo osseo e alla produzione delle cellule immunitarie, stimola la generazione dell’ interferone, protegge le cellule normali dagli effetti dei virus, contrasta la riproduzione delle cellule tumorali e aumenta il numero delle cellule B produttrici degli anticorpi`. Fatto importante é che tutte le osservazioni fanno del cumino nero un buon candidato quale aggiunta alla prevenzione e alla cura del cancro.

In Germania è stato recentemente scoperto e sperimentato l’effetto benefico dell’olio di cumino nero sulla salute dell’uomo. L’immunologo di Monaco dr. Peter Schleicher (divenuto dal 1986, membro dell’accademia mondiale degli scienziati) ha fatto delle ricerche, presso il suo Istituto, sull’applicazione di questa cura verso malattie croniche. I risultati raggiunti corrispondono a quelli dei suoi colleghi americani. Egli scrive in proposito: ‘L’olio derivato dai semi del cumino nero contiene acidi grassi essenziali’. Grazie a ciò la sintesi produce importanti sostanze immunoregolatrici come la prostaglandina E 1. L’acido linoleico stabilizza la membrana della cellula e la prostaglandina agisce come antinfiammatorio, in modo da impedire le reazioni immunologiche che causano molte malattie croniche. Dall’acne al raffreddore da fieno, fino al cancro. Inoltre grazie alle sostanze contenute nell’olio di cumino nero l’aumento delle funzioni delle cellule T dell`allergia viene stabilizzato e vengono aumentati gli anticorpi. L’esagerata riposta immunitaria viene normalizzata e ridotta nei limiti.

Il dott.Schleicher, che ha testato l’olio di cumino nero su 600 pazienti, riferisce i seguenti risultati: ’Nel 70 % dei pazienti è stata constatata la guarigione da malattie di natura allergica – polvere, polline ecc. -, acne e neurodermiti’. Lo stesso prodotto é stato sperimentato con successo dallo stesso studioso nella prevenzione delle malattie da raffreddamento e le influenze. Il sistema immunitario viene quindi armonizzato e quindi e condotto ad uno stato ottimale. Lo scienziato tedesco ha quindi, come già menzionato, raggiunto gli stessi risultati ottenuti dagli studiosi e ricercatori americani.

Tutto questo conferma l’efficacia della pianta già conosciuta in Oriente e usata nei casi di allergia, infiammazioni, dolori mestruali, depressione, bronchiti, asma, malattie della pelle – come le neurodermatiti -, eczema, funghi o micosi, problemi di digestione, diminuzione di energia. Attualmente non è noto nessun effetto secondario e spiacevole del cumino.
Esso può essere assunto tranquillamente da soggetti di tutte le età, indipendentemente dalla loro condizione clinica. Se proprio vogliamo essere cauti, moderiamone l’uso durante la gravidanza ed in prossimità di un intervento chirurgico, perché potrebbe abbassare la pressione sanguigna.

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Poi per dilettarci in cucina, vi consiglio un modo veloce, semplice e gustoso per assaporare il Nostro prezioso Cacao :

Hamburger di Lenticchie:

Ingredienti:

    600 g di lenticchie già cotte, 2 uova , 50 g di farina Integrale, sale Rosa , semi di cumino ,rosmarino     peperoncino in polvere, olio extravergine d’oliva,

Cuocere le lenticchie per una ventina di minuti in abbondante acqua, dopo averle lasciate a mollo in acqua per una notte. Frullarle ed aggiungere i semi di cumino, il sale, il peperoncino ed il rosmarino.

Aggiungere le uova e la farina e mescolare. In una padella far riscaldare l’olio ed aggiungere il composto di lenticchie a cucchiaiate. Cuocereun paio di minuti per lato in olio oliva. Ed ecco a voi gli hamburger di lenticchie

Al prossimo appuntamento…………………..©

                                                                                                       Dott. Giulio Lattanzi

                                                                                                   farmacista, nutrizionista


 

 

 

 

L’Ostetrica in farmacia …….

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Sei incinta e vorresti partecipare ad un corso di accompagnamento alla nascita con un’ostetrica scelta da te, che possa assisterti anche durante tutta la gravidanza e il puerperio?
Cerchi una figura che possa consigliarti su temi quali contraccezione e sessualità?

Allora potresti scegliere un’ostetrica che fa la libera professione!!!

Un’ostetrica libera professionista può garantirti un’esclusività di relazione e una continuità dell’assistenza che chi opera in un sistema rigido basato sui turni non può garantire.
Il rapporto che si crea tra la donna e la sua ostetrica dura per tutta la vita: si tratta di una relazione terapeutica che però affonda le sue radici nella complicità e nella fiducia reciproche; sei tu a scegliere da quale ostetrica farti accompagnare, seguire, consigliare e assistere.
L’ostetrica è la professionista sanitaria che si occupa di promuovere e tutelare la salute della donna, durante tutto l’arco della sua vita fertile: dalla prima mestruazione alla menopausa; questo rapporto coinvolge la coppia prima e la famiglia poi.
L’ostetrica che svolge la sua attività privatamente può rappresentare un punto di riferimento per la donna già a partire dall’adolescenza.
Tutti i venerdì pomeriggio dalle 14:30 alle 18:00 presso la farmacia comunale “Le Fornaci” di Marsciano è attivo un servizio di ambulatorio ostetrico gestito da due ostetriche libere professioniste: sai che il primo appuntamento è gratuito?

Iniziando un percorso insieme, l’ostetrica può poi accompagnare la donna durante le varie tappe della sua vita fertile: dall’assistenza alla gravidanza e al travaglio-parto, anche a domicilio, al sostegno durante l’allattamento al seno e lungo tutto il delicato periodo che segue il parto.
Infine, quando si avvicina l’età della menopausa, la donna può affidarsi alla valutazione della sua ostetrica per intraprendere un programma di esercizi volti a prevenire alcune problematiche del pavimento pelvico, legate ai cambiamenti che si verificano nel corpo delle donne in questa fase, come l’incontinenza urinaria e il prolasso genitale.
Per quanto riguarda nello specifico la gravidanza, nell’immaginario classico la collocazione dell’ostetrica è la sala parto ma forse è utile ricordare che l’ostetrica non è quella che fa nascere i bambini: questo onore spetta alle loro mamme.
Purtroppo poche persone sanno che l’ostetrica è il professionista riconosciuto dal profilo professionale come competente nel campo della fisiologia ed è quindi la figura professionale più appropriata a seguire la gravidanza fisiologica in completa autonomia, affiancandosi al ginecologo, che è invece lo specialista per la patologia, solo qualora dovessero insorgere problemi di salute.

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Ma quali sono allora le competenze dell’ostetrica?
Nel D.M. 740/94 che ne delinea il profilo professionale si legge:
“L’ostetrica è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato”
Nel Codice Deontologico inoltre leggiamo:
“3.1 L’ostetrica/o tutela la dignità e promuove la salute femminile in ogni età, […]
3.2 L’ostetrica/o promuove e si impegna a garantire la continuità assistenziale accompagnando e prendendosi cura della donna, della coppia, del nascituro durante la gravidanza, il travaglio, il parto ed il puerperio, al fine di garantire una salute globale degli assistiti.
3.4 L’ostetrica/o garantisce cure appropriate al neonato favorendo i processi fisiologici di adattamento alla vita post-natale.”
Noi ostetriche di Sorelle di Luna ci proponiamo di ritrovare quell’antica alleanza tra donne e ostetriche che ha contraddistinto per secoli la figura della levatrice.

Ci piacerebbe diventare le vostre ostetriche di fiducia: le vostre compagne di viaggio.

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Vi aspettiamo in farmacia!!!

Le Ostetriche Sorelle di Luna
Pamela Capozzoli
Marta Ortenzi

 

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